Masnago, 11 Maggio 1999. Mio padre che mette su una VHS, passano cinque minuti, impazzisce: già ai tempi la RAI vessava bellamente la pallacanestro, i primi 20′ di quella cassetta contengono tuttora la superflua replica di un TG. Finisco di fare i compiti e gli faccio compagnia, “stranamente c’è del basket”, stranamente alla prima azione siamo quasi a metà del secondo tempo, c’è un casino atomico. Ci sono cinque giocatori in bianco tutti fuori dalla linea dei 3 punti, all’improvviso un tizio con i capelli rosa-fluo spara un tiro da lontanissimo, solo rete. I bianchi dovrebbero giocare in casa perché c’è un frastuono omicida, il tizio torna indietro in difesa facendo delle mosse in stile N’Sync. “E’ Pozzecco.”

cuore

Pozzecco recupererà palla poco dopo andando ad appoggiare a canestro in solitudine, cadendo male sbatterà il naso rotto e, con la canotta insanguinata, alzerà i pugni alla folla. C’è un momento in cui si tuffa per terra anche uno alto con la barba, un po’ bruttino, che aveva appena messo una bomba. Lo vanno a tirare su in 506. Follia totale. “Che partita è?” “Varese-Treviso, se vincono i bianchi, vincono lo scudetto.”

Dopo il 2-0 in Veneto, quella gara3 è poco più che un preludio alla festa finale: non c’è mai l’impressione che i verdi la possano ribaltare sul serio, soprattutto perché decidono di mettersi a zona. Galanda è col Poz, Meneghin, De Pol, Cecco Vescovi, Santiago e Veljko Mrsic, in una squadra senza americani. Se qualcuno proponesse oggi una cosa del genere, sarebbe visto dalla comunità cestistica come O.J. Simpson viene osservato da quella americana.

Lo scudetto della stella di Varese è il primo vero successo di Gek da protagonista. Vedere tutti quei maragli con la scritta “Rooster” è stato un altro passo per farmi apprezzare davvero questo sport.

 

Atene, 26 Agosto 2004. Ho 16 anni, sono al mare, come si dice dalle mie parti “ho una cassa atroce” addosso. In sostanza, l’avevo presa grossa la sera prima. Ci troviamo in pochi, verso mezzogiorno, davanti allo schermo del bar. Scorre uno spot su “Italia – Lituania”, semifinale olimpica. Salta su il mio sogno proibito delle vacanze estive. “LITUANIA? MA CHI SONO?”

Normalmente non sporcherei la voce per un’affermazione del genere: per quella lì faccio un’eccezione, capisco di non essere convincente. Vaffanculo.

Dopo la “Rimessa a due” (sì, perché la RAI sa essere antologica), il biondo Macijauskas ne piazza 21 nei primi 13′, portando i lituani su un confortevole +11. Gek tiene a galla i suoi all’inizio, segna il primo canestro azzurro su un raro movimento in post basso, ed è in campo quando Basile e Pozzecco – sempre lui – la pareggiano a quota 34. Il parziale si dilata come la pupilla di un rospo: 21-0, 44-34 poi ancora 49-43 a metà.

La partita è a punteggio alto e con percentuali clamorose (gli azzurri tireranno anche con le narici: 18/28 da 3), tutto sommato nel 3° quarto siamo in controllo, ma è all’inizio dell’ultimo che sale in cattedra Stombergas: il pelato ex Virtus Bologna è artefice del 14-0 che riporta i baltici sopra dopo una vita (73-77 al 34′). Nel momento di emergenza, esce fuori la difesa dei ragazzi di Recalcati: Soragna impatta e ci riporta sopra (81-77), la bomba che spezza le gambe alla Lituania, neanche a dirlo, è di Gek Galanda, autore di una partita indimenticabile (16, con 4/5 da 3). Basile 31, Italia 100, Lituania 91.

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Io e il mio amico, gli unici adolescenti sfigati ad essere rimasti a casa in tutta Milano Marittima. Gli altri, troppo innamorati di sport minori, ci stavano aspettando sul muretto del bagno. Abbiamo da fare, dobbiamo esultare. Potete stare lì.

 

Giacomo Galanda, “Gek” per tutti noi, nato il 30 Gennaio 1975 a Udine, Friuli Venezia Giulia, terra di vino, verde, brava gente con accento strano, pallacanestro.

680 Partite in serie A, 13.069 minuti giocati, 4907 punti, 2476 rimbalzi. Non siamo ai livelli di Mario Boni, Vincenzo Esposito o Antonello Riva. Ma i numeri non dicono tutto, anzi. Non dicono niente.

3 Scudetti con Varese (1998-1999), Fortitudo (1999-2000) e Mens Sana Siena (2003-2004), 2 Supercoppe italiane (Verona, Siena), 1 Coppa Italia (Fortitudo), 2 promozioni dalla Legadue (Varese, Pistoia). Argento olimpico ad Atene 2004, maledetto Scola, ammazzati. Europei, giusto: Oro a Francia ’99, Argento a Spagna ’97, Bronzo in Svezia ’03. 1420 Punti in 215 Presenze con la Nazionale. Scusate.

 

Non stiamo parlando di un talento incredibile, nemmeno di un potenziale giocatore da NBA. Non è mai stato la prima opzione offensiva nelle sue squadre, un giocatore con tanti punti nelle mani, un rimbalzista clamoroso. Neppure un temuto difensore, se per questo.

Non ci crederete mai, ma Gek Galanda ha rivoluzionato il gioco. Non s’era mai visto un 4, un’ala grande tirare da così lontano, in Italia. Non s’è mai vista un’ala di 210 cm sparare come Billy the Kid.

Verona, Bologna, Varese, ancora Bologna, Siena, Milano, ancora Varese, Pistoia. Non c’è mai stato nessun giocatore così rispettato, così riconosciuto e onorato da tutto l’ambiente cestistico, capace di farsi amare e benvolere, ovunque andasse.

Se non vi bastasse, parliamo sempre di uno che adora John Belushi e i Pearl Jam. Se preferite Hannah Montana e Justin Bieber, c’è quella bellissima “x” in alto a destra.

 

Arriva un momento dove è giusto appendere le scarpette al chiodo. 39 anni sono un’età giusta, per chi ha tutta questa roba da lasciarsi alle spalle.

Non ti ho mai tifato, ma ti ho sempre apprezzato un sacco. Credo che sia un complimento bellissimo per un professionista.

Alzatevi come me adesso, per favore.

Tutti in piedi.