“Le ultime 500, promesso… Giuro. Le ultime 500 e poi non ne chiedo più per una settimana”

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Vi dice qualcosa questa frase?

Il basket è la nostra passione, it goes without saying. Lo è quando si tratta di giocarlo, lo è quando si tratta di ammirare campioni veri praticare quella disciplina che tanto amiamo e, almeno per me, lo è anche in materia di… videogiochi.

Vorrei infatti esordire con questa immagine: un bambino di 9 anni in vacanza che, di fronte al giusto diniego da parte del genitore relativamente all’esborso ed alla concessione di un’ulteriore moneta da “buttare” nel videogame del bar, si industria con un bastone di legno alla cui estremità appiccica una gomma da masticare (già masticata) per pescare monete cadute ai clienti in una grata all’uscita del locale.

Ebbene sì, vestito come un personaggio di Willy il Principe di Bel-Air (famosa serie tv che ha fatto conoscere Chris Paul al grande pubblico) grazie ai colori alquanto accesi e sobri (ho foto a testimoniarlo: calzoncino verde acceso, magliettina arancione e cappellino con visiera viola e rosso…)

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chrispaulandcarlton_crop_exacttentavo con un espediente quanto meno creativo di garantirmi un’ulteriore partita (l’ennesima “ultima” partita, a dirla tutta) a niente po’ po’ di meno che “Street Hoop”.

street hoop Il videogioco in questione (in altre versioni anche noto come “Street Slam”) è quello che vedete raffigurato nell’immagine di copertina:

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Quanti di voi nel vedere questa immagine si sono ricordati della musichetta che veniva suonata durante questa dimostrazione dei tasti? Se guardate poche righe più giù, potete riascoltarla dal vivo

torneo streetball tra nazionali, inclusa l’Italia (con la sua mitica canotta verde e due giocatori su tre col cappello), con sportellate ammesse ed effetti sonori accattivanti, senza farsi ovviamente mancare le pirotecniche schiacciate a quattro mani o le sonore stoppate. Se vi ho fatto venire nostalgia e voglia di giocarci, potete farlo direttamente on-line da qui.

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Ovviamente non è l’unico, ma solo uno dei tanti: di titoli relativi al basket ve ne sono stati davvero a bizzeffe.

Il primo videogioco in assoluto relativo alla pallacanestro si presentava così:

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“Basketball” (Taito)

Grafica accattivante, eh? Pensate che si trattava del lontano 1974.

Da allora ai giorni d’oggi, tantissimi campioni hanno prestato il proprio volto come testimonial ed una folta schiera di cestisti ha addirittura avuto l’onore di vedersi un titolo dedicato: lasciando da parte nomi scontati come quello di Michael Jordan, ci sono stati videogiochi dedicati a Larry, Magic, Pat Riley, Bill Laimbeer, David Robinson, Scottie Pippen, Charles Barkley (titolo emblematico: “Barkley, Shut up and Jam!”) ed ovviamente al protagonista di Kazaam (che vedete qui sotto).

“Shaq Fu”
“Shaq Fu”

Un videogioco che sicuramente ha segnato profondamente l’immaginario degli appassionati è l’inconfondibile NBA Jam.

Con le sue fiamme ed i suoi effetti speciali, ha definitivamente sdoganato il mitico “Boom shakalaka” (non potendo pero’ forgiarsi della sua paternità, dato che in precedenza erano stati già gli ‘Sly and the family stone’ con “I want to take you higher” a metterlo in circolazione) divenuto talmente famoso da essere persino citato da Beno Udrih dopo una giocata andata a buon fine nei playoffs di quest’anno.

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Se non ve ne foste accorti dalla prima immagine, sì: si tratta del ‘paisà’ Mike Iuzzolino in quel di Dallas

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NBA Jam è stato uno dei più grandi successi sul doppio fronte: sale giochi e console.

Per ciò che concerne il primo scenario (le ormai quasi estinte sale giochi) uno che è rimasto a me caro (del tutto soggettivamente) è invece Virtua NBA, titolo SEGA cugino dei più famosi Virtua Striker e Virtua Tennis.

Se la grafica pur essendo piuttosto “squadrata” si distingueva nel panorama videoludico di allora, come accaduto ampiamente con il cugino calcistico a cui tutti noi abbiamo giocato almeno una volta in un qualche chalet al mare, la giocabilità era realistica quanto un voto 10 della giuria ad una schiacciata di Sim Bullhar allo Slam Dunk Contest dell’All Star Game.

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Pur essendo deficitario in molti aspetti, questo titolo in particolare mi è caro grazie al fatto che ne avevo individuato un cosiddetto “hot spot” (scenario o sequenza eseguita la quale la probabilità di segnare era altissima) che nelle varie interzone o finali nazionali mi permetteva spesso di bullarmi coi coetanei da altre parti d’Italia, non dover mai mollare il joystick (“chi vince resta”) ed occasionalmente di vincere un panino (o qualche altro vivere) scommesso all’alimentari.

Disquisendo di videogiochi cestistici, non si può poi non citare la saga NBA Live, che ci ha accompagnato anno dopo anno e grazie alla quale ognuno di noi, pur non essendo tifoso dei gialloviola, ha fatto almeno una volta una partita con quarantello di un inarrestabile ed indemoniato… Nick VanExel.

Dovendone scegliere uno, opto per quello del 2001 (Garnett in copertina, primo disponibile per la all’epoca nuovissima Playstation 2)

nba live

col quale mi industriai a creare squadra per squadra e giocatore per giocatore (con tanto di edit dei volti e dei valori) la Lega A (grandi sfide tra la Benetton Treviso che aveva preso il posto dei Boston Celtics e la Virtus Roma che aveva teoricamente rimpiazzato gli Houston Rockets.

Mentre la Serie A avrebbe incredibilmente poi avuto un titolo tutto per sé (chi di voi lo ricorda?),

fronte del basket

mai e poi mai avrei potuto sognare all’epoca uno scenario in cui le compagini nazionali oppure addirittura quelle di Eurolega sarebbero state inserite di default nel gioco stesso e non create da qualche svitato con molto tempo a disposizione tramite una patch.

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Nel frattempo la saga 2K si affacciava sul mercato (qui sotto il primo volume) ed iniziava quella progressiva ascesa che l’avrebbe poi portata a scalzare lo storico rivale della EA Sports dalle mensole degli appassionati di videogame.

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Giocabilità realistica e features accattivanti, insieme ad una serie di situazioni caratteristiche catturate in questo video divenuto virale che mostra “NBA 2K in Real Life” ovvero al campetto:

Si sa che, goliardicamente, non ci accontentiamo mai.

Lasciando per un attimo i titoli canonici con una fedele riproduzione del campionato della National Basketball Association e tornando invece a quelli “da campetto”, degna di menzione è anche la divertente saga di NBA Street.

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Con un fast-forward piuttosto significativo, si giunge infine ai giorni d’oggi, in cui è decisamente 2K a farla da padrone, sia dal punto di vista della grafica che da quello della giocabilità.

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NBA 2K è infatti talmente realistico che, se partecipate alla gara del tiro da 3 usando il nostro Marco Belinelli, il joystick si surriscalderà ed inizierà a scottare tra le vostre man.i

Come sempre, la lista non ha la pretesa di essere esaustiva ma costituisce solo un pretesto per affrontare l’argomento e ripercorrere insieme alcune tappe storiche, attraverso la lente soggettiva di un appassionato e malato di basket (il sottoscritto).

Possono esserci titoli che a me sono sfuggiti e che invece per voi sono state pietre miliari, così come alcuni di quelli che ho io menzionato ed a voi potrebbero non dire nulla… Ma la domanda che conta davvero, alla fine, è solo una:

“questa moneta per l’ultima ultima partita, ce l’avete sì o no?”

                                         

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About Author

Valerio D'Angelo

Ingegnere romano malato di palla a spicchi. Lavoro a WhatsApp (ex-Google, ex-Snap, ex-Facebook) e vivo a Dublino, in una nazione senza basket, dal 2011. Per rimediare ho scritto il libro "Basket: I Feel This Game", prefazione del Baso. Ho giocato a calcetto con Pippen e Poz, ho segnato su assist di Manu Ginobili, ho parlato in italiano con Kobe in diretta in una radio americana e mi e' stato chiesto un autografo a Madrid pensando fossi Sergio Rodriguez.

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