Un “io so’ io e voi non siete un cazzo” da 360 milioni di euro. Direzione Patrick Baumann. È quella che ha metaforicamente tirato fuori Jordi Bertomeu, lider maximo di Euroleague (l’organizzazione) qualche sera fa mettendo sul tavolo l’asso nella manica: accordo decennale con il colosso finanziario Img sottoscritto dalle 11 squadre con licenza A e nuovo format per l’Eurolega (la competizione). La FIBA, che giusto la settimana scorsa aveva provato a tentare i grandi club con ricchi premi e cotillon per mettere mano alla golosa torta con la grande E, resta a bocca asciutta. Di nuovo.

Eppure la FIBA sembrava avere in mano carte quantomeno discrete a ‘sto giro. Il format pensato a Monaco di Baviera prevedeva:

  • 16 squadre (anziché le attuali 24), così divise:
    • 8 licenze A (al posto della attuali 11)
    • 4 posti riservati ai campioni di Italia, Francia, Germania e Lituania
    • 4 posti da un Qualifying Round a 32 squadre
    • Formula: girone unico, le prime 8 accedono ai quarti di finale (al meglio delle 3 partite), Final Four
  • Finestre per le qualificazioni a Europei/Mondiali
  • Gestione della manifestazione 50-50 tra club e FIBA
  • Ricchi premi e cotillon: 30 milioni di euro da ripartire tra le squadre (il doppio di quanto attualmente versa Eurolega), con 1.687.000 euro subito in mano alle 8 licenze A per la sola partecipazione, 375 mila euro per le 4 campionesse di Italia, Francia, Germania e Lituania e premi per le singole vittorie e ogni singolo step, fino ad arrivare a oltre 1 milione di euro in caso di vittoria della coppa.
  • Nome: “Basketball Champions League”. Qua scommetto che ci ha messo lo zampino Thohir. Il presidente dell’Inter, per chi non lo sapesse, è membro del Board della FIBA ed è stato, per un breve periodo, azionista di minoranza dei 76ers. 76ers, Inter, FIBA. Cambia consigliere, Erick.

THOIR IVERSON

Di fatto, la nuova Eurolega prospettata da Bertomeu, che dovrebbe partire già dalla prossima stagione, non differisce molto dalla proposta della FIBA. Almeno a livello di format.

  • 16 squadre (anziché le attuali 24), così divise:
  • 11 licenze A (come oggi)
  • 3 licenze B (i campioni di Francia, Germania e un terzo campionato europeo ancora da definire)
  • Vincitrice di Eurocup
  • 1 posto da un Qualifying Round a 8 squadre
  • Formula: girone unico, le prime 8 accedono ai quarti di finale, Final Four

Al netto delle questioni economiche, nessuna delle due formule mi convince e per motivi analoghi. Mi spiego:

  • La Formula. Il passaggio da 24 a 16 squadre è anti-economico e pure anti-sportivo. Se l’introduzione di un preliminare a 32 squadre dava almeno ampie possibilità a tante realtà attualmente tagliate fuori dall’Europa che conta, quello a 8 della nuova Eurolega a conti fatti sarà solo un contentino per club “grandimanontroppo”. Un modo per difendere le posizioni delle 11 sorelle.

Proviamo a compilare l’ipotetica griglia di partenza, partendo dalla Champions League (mi viene da ridere ogni volta che lo scrivo). Se consideriamo le 8 candidate principali alle 8 licenze A (Real, Barcellona, Cska, Maccabi, Olympiacos, Panathinaikos, Fenerbahce, Efes), ci aggiungiamo le 4 vincitrici dei principali campionati (ipotesi: Milano, Limoges, Bayern, Zalgiris), a lottare per gli altri 4 posti è vero che arriveranno anche squadre da paesi minori, ma si troveranno di fronte alcune vere corazzate: pensate a Khimki, Malaga, Kuban, Bamberg, Stella Rossa, Baskonia, Alba, Valencia, Galatasaray, Darussafaka, Sassari, ecc… Tutte a battagliare per 4 posti. È vero, la sorpresa può sempre scapparci, ma ve la immaginate la selezione irlandese dell’Hibernia, che sta beccando trentelli come se piovesse in Fiba Europe Cup, a buttar fuori qualche turca o qualche russa? E che ne diranno le società che si vedranno tolte le attuali licenze A?

Ancora peggio nella nuova Eurolega, che prende sempre più la strada di una lega chiusa sul modello NBA. Con 11 squadre fisse su 16 (Real, Barcellona, Cska, Maccabi, Olympiacos, Panathinaikos, Fenerbahce, Efes, Milano, Vitoria, Zalgiris), non c’è molto spazio per le variabili. Se i 3 campionati scelti per le licenze B saranno Francia, Germania e Lega Adriatica potremmo avere, per ipotesi, Limoges, Bayern e Stella Rossa. Mettiamoci la vincente di Eurocup, che potrebbe essere una Valencia (ecco, ora sapete su chi non scommettere). Resterebbe un preliminare a 8 con un solo posto in palio con squadre tipo Khimki, Kuban, Malaga, Bamberg, Alba, Galatasaray, Sassari, ecc… Di sicuro ci guadagna l’Eurocup, che sale ulteriormente di livello, ma alcuni investitori di queste realtà potrebbero scoraggiarsi e lasciar perdere un giochino nel quale i soldi veri li mangiano solo i grandi club.

  • Finestre per le qualificazioni. La FIBA ci punta e, tutto sommato, sarebbe semplicemente un ritorno al passato e un allineamento a quanto succede anche nel calcio (toh, dopo il nome della coppa anche questo…). Ma se la NBA non darà il nulla osta ai “suoi” giocatori, che qualificazioni sarebbero? Se qualche nazionale di spicco, privata dei suoi top players, fallisse l’accesso al Mondiale o all’Europeo? E con Euroleague che ha ormai deciso di prendere la sua strada, è verosimile che anche le 40 squadre (16 di Eurolega+24 di Eurocup) sotto la propria egida possano fare gli stessi capricci. Pensate a un’Italia costretta ad andarsi a giocare l’Europeo senza gli NBA e senza i Datome, i Gentile, i Melli, gli Hackett. Mandiamo Soragna (ti voglio bene Teo)?
  • Money. La parte davvero ghiotta è il raddoppio del montepremi, dai circa 15 milioni attuali ai 30 annui prospettati dalla FIBA fino ai 360 milioni per 10 anni messo sul tavolo da Img per la nuova Eurolega. Eurolega non sarà la NBA, ma è un prodotto sempre più appetibile, che genera profitti e che con la formula delle licenze vincolate a requisiti economici, tecnici, logistici e, presto, finanziari (il fair play sta arrivando anche qua) si è garantita spettacolo e stabilità. Pensate se FIBA e Euroleague riuscissero ad unire le forze (le casse, più che altro). I 36 all’anno di Eurolega più i 30 prospettati dalla FIBA. Diventerebbe sostenibile non solo il mantenimento delle attuali 24 squadre, ma magari anche un ampliamento.

fiba

A partire da questo semplice ragionamento (nel quale non mi addentrerò a livello economico, so’ tutti f…. col culo degli altri, direbbero a Roma), vorrei proporre due strade per il futuro della massima competizione europea, una più “conservatrice”, l’altra più “visionaria”.

 

EUROLEGA RELOADED

Eurolega, così com’è, funziona, c’è poco da fare. Lo dicono i numeri degli spettatori e del giro d’affari, lo certifica il fatto che la FIBA ci voglia mettere le mani. Il che non vuol dire che non si possa migliorare. E allora diciamo che manteniamo Eurolega come la principale coppa europea (non è una precisazione scontata e scoprirete in seguito perché) e vediamo cosa andare a toccare.

Teniamo le 24 squadre per la regular season. La diminuzione restringe il mercato e toglie fascino. Teniamo pure la formula con una prima fase con 4 gironi da 6, le Top 16 con 2 gironi da 8, i quarti di finale e la Final Four, unica certezza per tutti quanti. Va rivisto il sistema di accesso, dato che quello attuale, dopo la rinuncia ai Qualifying Round, è diventato pressoché chiuso, dato che il ricambio è garantito solo dai vincitori dei campionati nazionali di Italia, Germania, Francia, Turchia, Polonia e Lega Adriatica e dalle wild card (andate praticamente alle squadre più ricche rimaste fuori).

Voglio un sistema che mixi perfettamente il modello a licenze con quello sportivo tradizionale. E allora strutturiamo la “Eurolega Reloaded” come segue:

  • 12 licenze A di durata quinquennale, confermando le attuali 11 e aggiungendo una potenza in fieri come il Bayern Monaco.
  • 8 licenze B annuali per i campioni di Francia e Lega Adriatica, la meglio piazzata senza licenza A nei campionati di Spagna, Russia, Turchia, Italia e Germania e la vincitrice di Eurocup (o FIBA Europe Cup)
  • 4 qualificate da un Qualifying Round cui accedono 32 squadre: la meglio piazzata senza licenza A o B da Russia, Lituania, Grecia e Francia e 28 squadre campioni nei rispettivi campionati nazionali. In caso di mancanza di squadre, si procederebbe ad accettare eventuali candidature di squadre non aventi diritto. Il Qualifying Round si strutturerebbe come 4 Final Eight da svolgere in campo neutro con in palio un posto ognuna.

Sostanzialmente, è una proposta che integra la formula dell’attuale Eurolega con un’apertura a piazza emergenti o a “cenerentole” capaci di fare il colpo grosso nel Qualifying Round. E magari potrebbe aprire anche nuovi mercati: penso all’Inghilterra, dove è vero che l’esperimento London Towers è già fallito una volta, ma chissà, magari ora i tempi sono maturi dopo il lavoro costante di NBA con lo Europe Tour e di Euroleague portandovi le Final Four…

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EUROLEGA REVOLUTION

Quello che sto per buttare giù so già che sarà solo un sogno che per qualcuno sembrerà un po’ strampalato e irrealizzabile. Ma a me piacerebbe davvero un sacco che l’Eurolega diventasse la vera NBA europea. O meglio, più semplicemente, il campionato europeo di club, non più una coppa affiancata ai campionati nazionali.

Innanzitutto, per farne un campionato con appeal a livello di visibilità c’è bisogno di tante partite. E allora si potrebbero sì mantenere le 24 squadre, ma dividendole in due conference, Est ed Ovest, da 12 squadre ciascuna. Ogni squadra, sfida tutte le altre 23 con sfide di andata e ritorno in un calendario che vedrebbe le squadre scendere in campo il mercoledì/giovedì e il sabato/domenica. Per un totale di 46 partite a squadra. Le prime otto di ogni conference accedono ai playoff, con ottavi e quarti di finale al meglio delle 5 partite e il confermato format della Final Four. Le ultime 4 delle due Conference, invece, disputerebbero uno spareggio per evitare una delle quattro retrocessioni. Retrocessioni dove? Nei campionati nazionali, che continuerebbero ad esistere.

Continuare ad esistere con le proprie migliori squadre a non parteciparvi? Pensate ad un campionato italiano senza Milano, ad uno spagnolo senza Real, Barca e compagnia bella, un greco senza Pana e Oly, ecc… E’ questo il problema maggiore di questa proposta. Come risolverlo? L’idea potrebbe essere quella di anticipare tutta la competizione rispetto a quanto succede ora per dare la possibilità alle squadre di entrare nei campionati nazionali direttamente per la fase playoff.

Avevamo lasciato in sospeso la questione delle retrocessioni/promozioni nella nuova “Eurolega Revolution”. Un sistema che abolirebbe del tutto quello delle licenze. Ma a fronte delle 4 retrocessioni, chi sarebbe promosso? Si passerebbe per forza di cose da Eurocup, che verrebbe mantenuta come coppa cui partecipano tutte le squadre non in Eurolega. Le 4 semifinaliste di Eurocup sarebbero, quindi, promosse in Eurolega. Anche qui c’è un rischio: che si vengano progressivamente a svuotare i campionati delle nazioni più quotate, come la Spagna o la Turchia. Si potrebbero allora mettere dei tetti ai numeri di partecipanti, magari dicendo che una singola nazione non possa avere più di 4 squadre in Eurolega.

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Ipotesi. Fantasie. Fantascienza. E non ho nemmeno trovato un nome migliore della Champions League di Thohir.