Non ho fatto il militare e non ho vissuto quindi tutta la trafila del nonnismo da caserma, ma sono quasi venticinque anni che gioco da professionista e anche nelle squadre ci sono i nonni e le burbe, chi fa valere un po’ troppo i gradi sulle spalline e chi subisce qualche scherzetto. Chi gioca o ha giocato, ha sicuramente qualche storia da raccontare, queste sono le mie.

La prima immagine spettacolare di una matricola fatta dai veterani di una squadra nei confronti di qualche giovane me la ricordo come se fosse ieri: per i tornei di precampionato della Benetton Treviso, Iacopini e Pellacani costringevano gli sbarbatelli che si allenavano con la prima squadra a giocare un paio di partite con un taglio di capelli creato ad hoc. Ogni anno dovevano inventarsi qualcosa di originale e le capigliature che proposero in quella occasione furono fantastiche, soprattutto in un paio di elementi. I fratelli Sales avevano un taglio speculare, uno rasato sui lati e i capelli lunghi sul capo, l’altro con il capo rasato e i capelli lunghi sui lati, ma il colpo d’arte fu su German Scarone che giocò il torneo con una rasatura a scacchiera. Immagino che ci volle parecchio tempo per eseguirla, ma la dedizione di quegli anni permetteva cose di questo tipo e la soddisfazione ripagava sicuramente il tempo speso.

Per quello che mi riguarda, gli anni trascorsi da potenziale vittima, quelli di Cremona e Pistoia sono filati lisci lisci come l’olio e sono rimasto effettivamente solo una potenziale cavia. I veterani dell’epoca non erano abituati ad eseguire riti da spogliatoio anche se ogni tanto venivo minacciato e preso per il culo con “Domani ti rasiamo le sopracciglia” (Chissà perché a me proprio le sopracciglia? Mah.) oppure con un molto più spaventoso “Dai che facciamo a Matteo il partorello”.

Ecco, non esattamente così

Il nome non evoca niente di particolare, ma quello che succedeva sarebbe rimasto nella memoria del malcapitato per parecchio tempo. In cosa consiste? Funziona così: il prescelto (no, non credo LeBron l’abbia subìto) si stende prono e nudo sul lettino dei massaggi e a turno i compagni di squadra gli tirano una sberla sulle natiche. La forza da applicare, purtroppo per il culo,  è a discrezione di chi colpisce. Mi è stato raccontato che una volta un ragazzo si è fatto prendere un po’ troppo dall’entusiasmo e ha tirato un paccone talmente forte che il malcapitato sdraiato ha fatto uno scatto come se avesse subito una scarica elettrica. Tutto questo rientra nella categoria delle matricole punitive e chi ne è oggetto solitamente ha fatto qualche cazzata, ha esagerato nel prendersi qualche confidenza o ha risposto con troppa veemenza ad un rimprovero di un grande Vecchio. Ringraziando il cielo, non mi hanno mai rasato le sopracciglia (avrebbero dovuto prendere due giorni di ferie) e non ho mai subito partorelli (sono sempre stato molto attento alle gerarchie e a rispettare i maggiori di grado).

 

Quando anagraficamente sono passato dalla parte degli esperti, cioè gli anni di Biella e Treviso, ho sempre tenuto conto del fatto di non aver mai subito inutili rappresaglie quando ero un giovincello e quindi non ho mai vessato nessuno o esagerato nei gesti di nonnismo. C’è sempre stata però una tradizione che ho iniziato e poi mantenuto per un bel po’ di anni che ci ha fatto divertire un sacco. Alla prima trasferta per un’amichevole o un torneo non poteva mancare la “Prova della bottiglia” e gli junior di turno dovevano impegnarsi al massimo per passarla altrimenti non si usciva dalla stanza. Ho specificato non si usciva perché riunivo tutta la squadra a fare il tifo e a riprendere con le videocamere lo sforzo profuso dai concorrenti.

La prova si svolge singolarmente e anche in questo caso gli atleti teenagers si denudano (dite che abbiamo qualche problema con le nudità? Può essere…), depositano una bottiglietta da mezzo litro sul pavimento e la devono appoggiare sul letto nel minor tempo possibile. Si, così non è particolarmente divertente e sarebbe ingiustificata la presenza del tifo dei componenti della squadra e ancora di più quella delle videocamere, ma il fatto è che la bottiglietta va trasportata servendosi solo ed esclusivamente del sedere! La figata è che, passato il momento di imbarazzo di chi deve prendere parte alla sfida e passato il momento di incredulità dei giocatori americani che sono appena arrivati in Italia e si chiedono che cazzo stia succedendo, tutti ma proprio tutti si divertono come dei matti ed è il primo momento aggregante della stagione e il primo step per creare l’ambiente giusto in spogliatoio. L’ho fatto fare a tanti ragazzi e c’è anche chi, pur non essendo nella categoria imberbi, ha chiesto di potersi cimentare nella sfida, solo per il gusto di provarci. Sono soddisfazioni!

Si può correre qualche piccolo rischio...

Si può correre qualche piccolo rischio…

Un anno, ero ancora a Treviso, mi è capitato di aggiungere qualcosina durante i giochi senza frontiere perché la coppia, una guardia e un pivot, si lamentavano un po’ troppo e perdevano del tempo prezioso, così ho proposto di fare il famosissimo tiro alla fune. Accolta con grande entusiasmo dal resto della comitiva, la prova di forza si svolge con i concorrenti senza vestiti (che sorpresona!!), la fune è costituita da un laccio delle scarpe da basket e lo strumento usato per tirare naturalmente è il pisello. Si fa un bel nodo, magari senza esagerare nello stringere per non precludersi la possibilità di avere figli in futuro, e si da inizio alla gara. Nella fattispecie, la guardia prima di cominciare si è premurata di dire al pivot “Mi raccomando non dare strattoni o ci facciamo del male”. Appena do il Via! secondo voi il lungagnone che cazzo fa? Esatto, scatta all’indietro, altrimenti non sarebbe un pivot, e l’altro gli piazza d’istinto un pugno sul petto con annesso vaffanculo, etc… Lacrime agli occhi dal ridere e altro grande momento per cementare il gruppo e avere qualcosa in più da raccontare alle cene tra amici.

 

L’unica volta che mi è capitato di fare un qualcosa di punitivo è successo qualche anno fa, ero a Biella e uno dei giovani ha risposto, una volta di troppo, con un po’ troppa intraprendenza a uno dei veterani. Io non ero presente ma mi è stato riferito e abbiamo proceduto all’esecuzione. Il caso ha voluto che ci fosse una macchinetta dei capelli in spogliatoio, cosi, ripreso ovviamente con i cellulari mentre il resto del gruppo cantava canzoni da caserma, ho dato sfogo alla mia creatività inespressa di parrucchiere e ho rasato la testa dell’imprudente lasciando solo un triangolo di capelli folti e lunghi sul davanti. Si, sembrava una vagina sopra la fronte. Questo succedeva il sabato e l’obbligo era quello di presentarsi cosi il giorno successivo e giocare la partita di campionato. Per tutta la sera mi ha scritto e implorato di potersi rasare tutto uguale, mi ha offerto animali in sacrificio, tesori, un arem e un marito facoltoso per mia figlia, ma per il bene della squadra non ho ceduto. Bravo Sora! La partita l’ha giocata e ora quando ricordiamo insieme quell’episodio ci facciamo delle grasse risate. Tra parentesi, non credo abbia più risposto male o fatto battute sarcastiche inopportune a qualche nonno, evidentemente la legge delle matricole serve anche a responsabilizzare e capire gli errori del passato.

Mi sono ispirato a lui

Mi sono ispirato a lui

Per quanto riguarda il periodo della Nazionale, non ho mai assistito a qualche “rivendicazione” o proposto una spedizione punitiva (non è vero, quella l’ho proposta, ne sono orgogliosissimo e ve la racconterò in un’altra occasione), però c’è un rituale a cui si sottopongono tutti i nuovi arrivati e si svolge durante il ritiro, che per una vita si è tenuto a Bormio.

Si tratta del “Capitan Beef” e tutti l’hanno fatto ma credo che non tutti l’abbiano portato a termine, o per lo meno ci sono versioni differenti in merito.  Ha a che fare con un bicchiere di liquido alcolico a scelta (scelta forzata tra Braulio e vino rosso della casa) e una sequenza di gesti da ripetere insieme a una specie di filastrocca che poi diventa un vero e proprio mantra, perché se non stai attento vedi tutte le divinità insieme che ti pigliano per il culo. Ogni volta che sbagli nell’eseguire i gesti o nel dire correttamente le parole, e la squadra fa di tutto perché questo avvenga, devi bere quello che c’è nel bicchiere, riempirlo di nuovo e ripartire da capo. Va da se che più sbagli, più bevi e più bevi, più sbagli. Ho visto giocatori farcela al primo tentativo, giocatori sbagliare un paio di volte ma senza conseguenze e giocatori che hanno vomitato anche l’anima, in alcuni casi anche sul tavolo del ristorante con grande gioia dei proprietari.

Un anno mentre un esordiente stava effettuando la prova, il gruppo era decisamente euforico e ad ogni errore, oltre alle urla di giubilo, abbiamo (ho) iniziato a tirargli in faccia tovaglioli e pezzi di pane. Guarda caso è lo stesso che quell’anno ha subito la spedizione punitiva di cui vi ho parlato prima. Siamo sicuri fosse un caso?

 

A parte questo, Pace, Amore e Felicità burbe maledette.