Cosa resterà di questo All Star Game nella Grande Mela? Le solite chiacchiere da bar (meglio Lavine o Vince Carter? Non potremmo togliere la pagliacciata del venerdì?), un centinaio abbondante di escursioni al ferro, i più allupati avranno certamente notato il look acqua&sapone di Rihanna, e le bombe da 3 punti di Nicki Minaj. Per quanto l’ASG abbia certamente perso qualcosa nelle ultime edizioni, non ho faticato a trovare 10 motivi d’interesse, 10 motivi per cui questa ‘tre giorni’ valga la pena di essere ricordata. Anthony Davis, lui no. Lui non si ricorda niente.

davis

 

 

  1. WORLD > USA – Partiamo dal venerdì, perché questa non è una top10 e in certi casi la cronologia aiuta. La buffonata fra Rookies e Sophomores, sentita da tutti gli addetti ai lavori come la Quaresima da JR Smith, ha lasciato spazio per la prima volta a “Stati Uniti vs tutti”, un format certamente più interessante, almeno sulla carta. Non poteva venirne fuori una partita vera, impossibile: ma qualche parvenza di pallacanestro c’è stata, con Wiggins e Gobert a dominare. C’è chi dice che dovrebbero esserci più ‘stranieri’ e non solo fino al secondo anno, chi propone una sfida con giocatori scelti proprio dagli allenatori (Team Shaq/Team Barkley), chi vorrebbe vedere qualche vecchia gloria. Un passo intanto è stato fatto,  è già qualcosa. Ma per ora non sottovaluterei lo zapping, o le serie TV. giannis

 

  1. NBA STYLE – Di Anthony “Paura e Delirio a NY” Davis basta la foto, sul parterre femminile abbiamo già detto, metteteci il solito vestito arlecchinato di Harden o gli occhiali da hipster consumato di Westbrook, che lo rendono uguale a Raffaello delle Tartarughe Ninja. L’ASG è fucina di talento, anche dal punto di vista stilistico: senza citare Walt Frazier, parliamo di scarpe? Clamorose le tricolori di Belinelli, da impazzire le Foamposite di Zach Lavine. Ecco 4/5 paia costosissime, da collezione. scarpe

 

  1. SHOOTIN’ MODELS – Potremmo parlare del rilascio della famiglia Curry, o delle condizioni disperate di Dominique Wilkins, che a vederlo così mi sembra sempre a un paio di Bud dall’ospedale. Non mi ricordo neppure chi ha vinto (Bosh? Boh?), ma ho ben presente Elena Delle Donne, e Swin Cash. Basta? donne

 

  1. PAT ‘SHORTY’ BEVERLEY – Prima di sabato notte ho sempre pensato che l’unico pregio di Patrick Beverley fosse il fatto di essere la brutta copia di Shorty di Scary Movie, uno che ha sempre giocato il pick & roll nella sua vita, ma con le cartine lunghe e dell‘erba. Beh, durante lo Skills Challenge mi ha emozionato: rimonta in semifinale contro Teague, rimonta nel turno decisivo (dopo aver perso un giro e mezzo) contro Brandon Knight, ‘rubando’ anche nel tiro centrale finale. Da Compton a 8Mile, fino alla Pharmacy di Baltimora, un migliaio di spacciatori ha applaudito. Chapeau. patrick-beverley

 

  1. STEPH THE SNIPER – Restando in tema cinematografico, se Clint Eastwood avesse aspettato un paio di mesi ci avrebbe pensato due volte, ad imbottire di schifezze Bradley Cooper. Gli Splash Brothers, Kyrie & Kyle, Wes Matthews, James Harden (che in qualche modo c’è sempre), JJ Redick e il nostro Marco Belinelli, arrivato da campione in carica nella gara del tiro da 3 punti più bella di sempre. Un buonissimo 18 per il Persicetano, che stavolta non poteva bastare: 27, VENTISETTE in finale per il probabile, futuro MVP. Sbagliando i primi 2 tiri, e segnando 20 degli ultimi 22 punti. Clint, se ne Il Buono, il Brutto e il Cattivo questo avesse fatto Sentenza al posto di Lee Van Cleef, avresti smesso col cinema cinquant’anni fa. Garantisco. steph

 

  1. THE GREEK-FREAKS – Forse la storia più bella del weekend viene dalla Grecia, dove Giannis e Thanassis Antetokounmpo vivevano vendendo chincaglieria in piazza Sintagma ad Atene e non potevano allenarsi negli stessi giorni, perché avevano un solo paio di scarpe da gioco. Rivederli entrambi fra le quattro mura del Barclays Center deve aver davvero fatto venire i brividi a chi conosce loro, e la loro storia. Anche se la magnifica entrata con ancelle e bandiera greca si è dissolta 5’ dopo, nella faccia schifata del Doc. J

 

  1. VIC SINATRA: Mr. 360° – Il mio nuovo idolo. Uno che si presenta alla gara delle schiacciate intonando “New York, New York”, e capace di fare un 540° (non è un 360° ragazzi eh, fa un giro e mezzo!) esattamente 10 minuti dopo. Il buon Victor non è nuovo a performance del genere: Youtube è pieno di video girati ad Indiana University, dove Oladipo ha sfoggiato varie volte le sue doti canore, una per tutte, la cover di “Ain’t no Sunshine” di Bill Withers. Peccato per il 2° turno, ma per i brividi basta e avanza. Tutti in piedi. 

 

  1. LaVINE? DIVINE! – Non servono parole, perché ogni appassionato di basket ha visto cosa è riuscito a fare il n.8 di Minnesota. La faccia di Julius dice tutto, la giacca di Frazier fa il resto. Zach ha consegnato uno Slam Dunk Contest di medio livello (detto del nigeriano, malissimo il greco, discreto Plumlee) all’immortalità, tanto che il web si è già scatenato: meglio LaVine, o Vince Carter nel 2000? Paragoni che lasciano il tempo che trovano, un po’ come leggere se è meglio Michael Jordan, Kobe Bryant o LeBron James. Godiamoci lo show piuttosto, svegliando i vicini alle 4 di notte. C’è molto più gusto. 

 

  1. CHARME RETRO’ – Una delle cose che ho apprezzato di più dell’All Star Weekend: le canotte! Davvero belle quelle del venerdì, dove sul tema base dei Brooklyn Nets (la squadra di casa, per così dire) ogni giocatore vestiva la grafica del nome della sua franchigia. Nell’All Star Game vero e proprio, Est e Ovest si sono sfidate indossando casacche di chiaro stampo vintage, che ricalcavano grosso modo quelle degli anni ‘80. Una discreta mossa di marketing, da una lega che sul marketing ha solo da insegnare (Ogni riferimento è puramente casuale. Ma anche no)   paul
  1. ALL STAR SHAME? – Non volevo spendere più di un punto sulla partita della Domenica, un match che fino a qualche anno fa suscitava grande curiosità e che, ora come ora, mi devo impegnare se voglio seguire fino alla fine. “Le statistiche non dicono tutto”, ma rendono bene l’idea: 341 punti totali, 133 tiri da 3 (record di sempre), solo 15 liberi tentati. Un primo tempo ai limiti del massacro cestistico, senza neanche chissà quali perle di vero spettacolo: 10 figurine a rincorrersi per il campo, zero difesa, un contesto dove anche il mio panettiere avrebbe potuto avere voce in capitolo, dall’alto del suo basso UISP. Certo, qualcosa da raccontare c’è stato: la palla a due fra i fratelli Gasol, Pau che va a stoppare Klay Thompson e l’inquadratura che cade sul ditone di Mutombo. L’Alley-oop di Nowitzki (non ne chiudeva uno dal 2004!), quello di LeBron James e la zingarata nel 3° quarto di Curry, gli ultimi minuti da All Star di Tim Duncan, i 41 di Westbrook. 

 

 

Mi ricordo l’All Star Game del 2003. Il primo di Yao Ming, l’ultimo di Michael Jordan, Michael Jordan che va 1 vs 1 spalle con Shawn Marion sulla linea di fondo, tirandogli in testa sul fade-away. Kobe Bryant che non ci sta, e gli rovina la festa.

Quella era una partita vera. Se vi dicessi che l’ASG è stato il pezzo più deludente di tutto il weekend?

“I’ll make a brand new start of it”, avrà pensato Adam Silver, cantava Frank Sinatra. “New York, New York.”