Anche il mondo del basket vuole le sue icone. Pensate a Durant o a Lebron James per l’NBA, Navarro o Spanoulis per l’Eurolega, Gigi Datome per la religione, Reggie Evans per la Cooperativa Fabbri Ferrai, Donald Sterling per il Ku Klux Klan.

Forse, è sbagliato pensare che certi personaggi debbano rappresentare un movimento; è un’idea che sfocia nel marketing e che poco ha a che fare con la pura passione della palla a spicchi. Di certo, ora come ora, trovare dei simboli in Serie A è quasi impossibile. Qui i giocatori cambiano maglia come le mutande, tanti di questi vedono il bel paese come un Erasmus e, spesso, a imparare un “ciao, grazie” non ci provano neppure. Mi piace pensare, però, che sia un problema dei piani alti, non di tutta la nostra pallacanestro. Se scendiamo di categoria e parliamo delle ‘Minors’, ci sono giocatori e storie che meriterebbero più che una citazione. Questo è il mio Poker, servito.

 

L’ENFANT DU PAYS: SIMONE CERVI

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Partiamo dal meno conosciuto e con una buona fetta di romanticismo, anche perché al giorno d’oggi siamo tutti convinti che le bandiere non esistano più, e siano fatte dello stesso materiale di un rotolone Regina. Guardia classe ’78, 1.85 come il vostro postino, ‘Simmy’ ha giocato per tutta la vita a Cavriago, vicino a Reggio Emilia, giovanili, prima divisione e B2 comprese, dominando. 36.5 di media quest’anno in C regionale, ventellista incallito ai tempi della serie B, fece anche un provino per Reggio in A2 dove non poteva minimamente tenere il passo del tredicesimo, ma sparando senza pietà in faccia agli americani. Chi ha giocato con lui racconta di allenamenti con 3vs2 risolti da dei runner da 9 metri, dettando legge anche durante il salutare calcetto. Nonostante gli impegni familiari e lavorativi – è ingegnere, e ha viaggiato spesso fra Polonia e Germania – ha prolungato il suo contratto per un altro anno: fra un 50, un 39 e un 46 sbagliando 5 tiri a partita, quando Cavriago gioca in trasferta sui campi dell’Emilia Romagna c’è più gente che alla processione del Venerdì Santo a Matera. Non salta più della gazzetta bagnata e non c’è stato un solo compagno che abbia mai parlato male di lui.

 

SUPER MARIO NON SMETTE PIU’

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C’era una volta dove io, invece di scrivere per Ferraro, facevo quasi il serio per un giornale locale. Il capo mi voleva premiare e chiese “Hai da fare Domenica alle 18? C’è Mario Boni a Bologna” Avrei scritto senza problemi anche di Deportivo Tarantella – Tagliatella Spartans, quand’ero piccolo mi innamoravo di tutto. Ovviamente ci vado, Piacenza vince e Boni gioca maluccio, lo vedevi passeggiare da una linea dei 3 punti all’altra incazzandosi con arbitri, compagni e avversari ogni due azioni, poi arriva il ragazzo delle statistiche a fine gara che poggia il foglio e leggo ‘28‘. “E’ una gag?” Non te ne accorgi, ma per davvero. Rispetto al tranquillissimo Simone Cervi un’altra pasta, SuperMario unisce e divide le ‘Minors’ alla Mourinho così come succedeva in serie A, dove, per inciso, è uno dei pochi ad averne fatti più di 10000. Dopo una finale persa, un paio d’anni fa, aveva dato per ufficiale il suo addio al basket. Certo, come no: a 53 anni suonati, ha trascinato Monsummano alla conquista della C Nazionale contro la Pisaurum Pesaro. Decima finale vinta, DIECI. Se siete sui 25/30 e avete una voglia matta di ritirarvi da questo sport crudele, fatevi almeno venire in mente quest’uomo.

 

IL DANILO VERO E’ QUELLO NERO

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Tallahassee, Florida, 1961, chiedo scusa al Gallo ma sinceramente non sapevo che cazzo di titolo mettere. Dan Gay ha visto l’Italia più di un latitante, ha girato una buona fetta di Nord (Cantù, Treviso, Fortitudo), lo hanno messo anche a commentare le NBA Finals ’95 (Houston – Orlando) con Ugo Francica Nava, prima che si accorgessero che sapeva parlare di basket meglio di lui. Idolo assoluto della ‘Fossa dei Leoni’, oggi Dan vive a Bologna dove continua a giocare, per forza. Dopo svariate stagioni nella squadra locale della ‘Ghepard’, con la quale ha vinto la serie D nella stagione 2009/10, è stato appena riconfermato come uomo d’area del ‘Bologna Basket 2011’, l’ultimo anno in Promozione, ma ripescata in C Regionale. Attivissimo anche con la nazionale Master  Over 45 allenata dal duo Bucci-Ritacca, stimato e rispettato da ogni tifoso virtussino, Dan Gay è la risposta genuina in chiave ‘Minors’ a fantocci politici e sportivi, alla Tavecchio. Unico giocatore a fare sessioni di addominali prepartita al posto della ruota. Un onore, averci potuto giocare contro.

 

 

 

MIMMO E I SUOI FRATELLI

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Non poteva mancare l’uomo del Sud, lo sventolatore di asciugamani per eccellenza, il compagno di squadra che tutti vorrebbero avere e il capoultrà della Pompea Napoli degli anni d’oro, quella di Lynn Greer, Michel ‘AirFrance’ Morandais, Sesay e Valerio ” Je so’ pazz’ ” Spinelli. Domenico Morena, classe ’70, 2.10 di classe pura, famoso perché dotato di un tiro da 3 micidiale e per avere lo stesso taglio di capelli di Brunner. Considera l’area dei 3 secondi offensiva qualcosa di poco meno pericoloso della vasca dei piranha, ma puoi star certo che, con lui, c’è una clavata sempre pronta ad accadere in difesa. Ultima stagione a Ostuni in C regionale (con cui aveva vinto i play-off di B2 pochi anni prima a 19 e 13 rimbalzi di media), è stato ovviamente promosso in C nazionale e, oggi, Mimmo rappresenta chiaramente l’icona del basket meridionale. Se vi chiedete perché negli ultimi due mesi al Nord sta piovendo sempre, è il suo asciugamano che ha il potere di ridirezionare i venti dalla panchina. Inchiniamoci.

 

Storie di questo tipo ce ne sono tante, tantissime altre: da Sly Gray & Ricky Morandotti, neovincitori della promo marchigiana, fino ad Andrea Camata, ispiratore dell’omonimo movimento – post basso, finta verso il centro, incrocio -, gli ultimi due anni fra San Bonifacio e Sustinente, uomo che ha fatto le fortune dei Burger King di mezzo Triveneto.
Che vi piaccia o no, le serie minori italiane sono rappresentate più che degnamente: insomma, abbiamo ancora tempo da perdere per cercare qualcosa da raccontare un giorno ai nostri nipotini.