Aspettavamo la finale USA-Spagna ai Mondiali come uno studente a Settembre sogna già Giugno, ma la Francia ci ha rovinato il giochino. Era forse l’unico reale motivo d’interesse negli States, era uno dei primi 3 in Italia vista l’assenza dei nostri ragazzi.

Non c’è dubbio che uno tra gli argomenti di discussione tra amici cestisti, che spesso si conclude con una scazzottata immaginaria sui social network, sia: ma una squadra europea, sia essa nazionale o club, può battere una squadra americana? Ci sono stati già alcuni casi che confermano un avvicinamento nel gioco, specie per quanto riguarda le nazionali (vedi Grecia del 2006 con un mancino sconosciuto a coach K e un altro esterno bravino sul pick and roll o Argentina del 2008). Sui club invece rimangono più chiacchiere che altro, anche perché l’NBA European Tour è più un’esibizione che altro. Servirebbe una Coppa del Mondo per club tipo.

Alt, fermi un attimo: una competizione del genere c’è stata fino a qualche anno fa, ha sempre suscitato interesse ed entusiasmo e in qualche occasione ha generato delle partite memorabili.

Si chiamava McDonald’s Open e si è disputato fino al 1999. Ultima edizione a Milano, ultimo azione Bagatta in campo. Forse è per questo motivo che hanno deciso di chiudere tutto.

Il primo McDonald’s si disputò a Milwaukee nel 1987 (Milano era presente), anno dopo sbarcò in Europa a Madrid con Real Madrid, Jugoslavia, Scavolini Pesaro e Boston Celtics. Poca storia in questa competizione, con l’MVP che andò ad un biondino riccioluto con mani tendenzialmente buone.

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Nel Real giocava anche un ragazzo slavo che impegnò e non poco la difesa dei verdi.

La competizione funziona eccome, si decide di farla ogni anno con le migliori rappresentative dall’Europa e dall’NBA. E puntualmente ci sono davvero partite incredibili, con alcune italiane protagoniste.

Avevo appena 7 anni ed ero più concentrato a giocare sui  lego (che regolarmente cacciavo dalla finestra per il nervoso) che altro. Mio babbo davanti alla tv si stava gasando per una partita in cui una squadra era nettamente sfavorita ma stava dando filo da torcere agli avversari, più grossi, più forti e quasi infastiditi dai biancorossi. La Scavolini andò ad un passo da battere i New York Knicks di Patrick Ewing. Non ci credete? Guardare per credere

L’anno successivo Parigi ospitò il sorriso più bello della storia del gioco, Magic Johnson e i suoi Lakers. I giallo viola, memori della figuraccia rischiata dai Knicks, si presentarono con l’intenzione di spiegarla. +32 facile sul Limoges.. tutto facile, “+ champagne – showtime” pensarono i ragazzi prima della finale con lo Joventut Badalona… che fu UN INFERNO. 116-114 per i Lakers, una partita meravigliosa dove Magic fu costretto a giocare per davvero contro gli spagnoli.

22 Ottobre 1993, ascolto in radio la partita della Knorr contro il Limoges, a Monaco. Se vince, TMC (TeleMonteCarlo) trasmetterà la finale contro i Phoenix Suns. La Virtus vince, io impazzisco di gioia e mi gusto questa sfida dove Barkley al solito è tutto tranne che simpatico, la Virtus parte benissimo ma ogni volta che si fa canestro i Suns sono già in contropiede. Differenza fisica enorme, tecnica non ne parliamo nemmeno. Ma il raggiungimento di questa finale era la vera vittoria per una squadra europea (alla fine non è cambiato poi molto..)

Anche l’anno successivo la Virtus si qualificò per la finale, stavolta contro gli Houston Rockets. Stesso entusiasmo, stesso risultato, pallacanestro paradisiaca.

Magic, Bird, Barkley, Ewing.. tutti presenti al McDonald’s Open.. ne manca solo uno, il 23.

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Ed ecco che due anni dopo a Parigi c’è proprio un torneo con 6 squadre presenti, tutti club, e una finale tra Bulls e Olympiacos (ah come mi piacerebbe vedere un match simile adesso). Non ce n’è , ma tutti quelli presenti a Parigi potranno raccontare ai nipotini di aver visto il più grande di tutti sotto la Torre Eiffel.

Si arriva così all’ultimo torneo disputato, a Milano: Meneghin, Pozzecco che domina, Zanus Fortes contro Duncan, Varese che ci crede, Spurs che non vogliono finire nella storia dalla parte sbagliata. Spettacolo unico che oltre ad un’esibizione è stata proprio una vera partita.

1999 dunque l’ultimo anno del McDonald’s Open, poi il nulla fino ai Tour degli anni recenti in cui la foto coi fans è più importante di un tiro a canestro, l’intervista ai blogger ha più spazio di una schiacciata.

Ospitare una squadra NBA nel proprio continente, nel proprio Paese è sempre un onore, farla giocare per qualcosa che conta sarebbe un dovere verso tutti i tifosi. I quali così smetterebbero magari di litigare su facebook, di impostare una regular season con il Panathinaikos con NBA2K o di spendere fior di quattrini per vedere 10 minuti il loro giocatore preferito in campo, magari in hangover.