illustrazione grafica di Paolo Mainini
articolo di Marco Pagliariccio

 

 

Sono venuto in NBA, l’ho vista e ho capito che l’Europa è molto più adatta a me

Milos Teodosic, 26 novembre 2018

 

Più o meno un anno fa, di questi tempi, Milos Teodosic toccava il punto più basso della sua carriera. Flagellato dagli infortuni (in particolare da un piede che ha continuato fino a questa estate a dargli noie, facendogli saltare anche il Mondiale) e da una inconsistenza difensiva mascherabile alle nostre latitudini ma meno a quelle americane, l’asso da Valjevo era finito ormai ai margini delle rotazioni di dei Clippers che, senza di lui, trovavano un inaspettato equilibrio. «Credo me ne andrò, forse già a fine anno», si sfogava in quei giorni di fine novembre, nonostante le parole al miele di Doc Rivers, che delle sue magie, nell’estate 2017, si era a tal punto invaghito da consegnargli le chiavi del quintetto: «Non credo se ne andrà, Milos è un grande giocatore e ci piace averlo qui». Doc non era stato l’unico ad innamorarsi della visione di gioco paradisiaca e del talento sconfinato del serbo: a ottobre 2016 l’annuale sondaggio tra i 30 general manager delle franchigie NBA lo incoronava miglior giocatore al di fuori della NBA con ampio margine sugli inseguitori (il 53,6% dei voti era per Teodosic, inseguito da Llull al 28,6% e dal suo allora compagno di squadra De Colo 14,3%) e a 30 anni superati e con una Eurolega finalmente sul comodino i tempi erano più che maturi per tentare il grande salto.

Foto Matteo Marchi

L’esperienza americana non era in realtà iniziata male, anzi. Nella preseason 2017 Milos aveva fatto faville, prendendosi rapidamente il posto in quintetto. Ma la sorte ha iniziato a fare le bizze già alla seconda gara della regular season 2017/2018: fascite plantare, out un mese e mezzo. Al rientro, il rendimento del serbo si fa altalenante, tra giocate da stropicciarsi gli occhi e denti stretti per non lasciarsi andare al dolore. Così, anche se i Clippers viaggiano molto meglio con lui (29-16 quando è in campo) che senza (13-24), alla fine la squadra resta fuori dai playoff ma Rivers decide comunque di esercitare l’opzione per prolungare il suo contratto anche per la stagione 2018/2019. Milos lavora duro per farsi trovare pronto in estate, ma l’imprevista esplosione di Gilgeous-Alexander e l’altrettanto ottimo rendimento di un team che nel backcourt vede anche Lou Williams, Avery Bradley ed il suo ex compagno all’Olympiacos Pat Beverley lo spingono ai margini della rotazione. L’inevitabile taglio, nonostante le rassicurazioni di Rivers, arriva a febbraio: «Ci sentiamo privilegiati per il fatto che Milos abbia deciso di giocare per noi dopo una fantastica carriera in Europa– queste le parole di “liquidazione” del presidente delle basketball operations Lawrence Frank – è stato un playmaker terrificante, gli siamo grati per il suo contributo all’organizzazione».

[Insomma, non sarà stata la Lob City degli anni buoni ma butta via]

Parole al miele, ma che lasciano una certa malinconia, come si stesse parlando di un ex giocatore al ritiro dal basket giocato. Eppure parliamo che ha sì problemi fisici da risolvere ma che non aveva mai avuto infortuni gravi in passato e che sulla carta d’identità ha scritti 32 anni, non certo 40. E con l’Eurolega che entra nel vivo qualche squadra ci fa più di un pensiero. L’unica pista concreta è quella che porta all’Efes e a svelarlo è coach Ataman. Con il Larkin della prima metà della scorsa stagione non ancora ben inserito nei meccanismi dei turchi e le sirene NBA a suonare, il team aveva davvero valutato l’operazione: se esce il folletto americano si punta tutto su Teodosic. Anche il Cska sonda il terreno, ma con scarsa convinzione. Quella scarsa convinzione che ha lo stesso Milos. «Quando abbiamo parlato, ho capito che non aveva ancora deciso se tornare in Eurolega o pensare a recuperare in pieno in vista dei Mondialisvelò Andrei Vatutin, presidente dei moscoviti, a metà febbraio – inoltre sua moglie sta per avere il loro primo figlio: diciamo che il basket, ora, non è il suo primo pensiero». I fatti lo confermano: nessuna pista si concretizza e Milos e famiglia tornano a casa per ritrovare la giusta serenità. Primo obiettivo diventare papà, secondo i Mondiali in Cina, terzo il ritorno in Europa.

[Quarto: segnare 3 canestri di fila in diretta tv dal David Letterman serbo]

Mentre, come suo costume, si allena lontano dai riflettori, le voci sul suo futuro impazzano. Ritorno al Cska, Maccabi, Stella Rossa, Efes… sembra scontato che torni a vestire la canotta di una big di Eurolega. Ma forse nessuno è davvero convinto che possa essere quello di appena qualche stagione fa, intristito dall’infausto viaggio americano, ammaccato in un fisico mai stato scultoreo e che mostra i primi segni del tempo. E allora ecco che si infila la Virtus Bologna, che ha ambizione e un paio di carte speciali da giocarsi: coach Djordjevic, cui è legato da un rapporto speciale, e una bandiera bianconera come Danilovic. «Sono qui principalmente per Sale– chiarisce Milos al suo sbarco all’ombra delle due torri – ne abbiamo cominciato a parlare lo scorso febbraio e lo abbiamo fatto nei successivi 4-5 mesi. Con Sasha ho parlato molto quando è nata la possibilità di venire alla Virtus e anche quando poi si è concretizzata. Mi ha detto che non avrei commesso un errore se fossi andato a Bologna e che sarebbe stato un posto ideale per giocare a pallacanestro».

Ma è ovvio che accettare la sfida bolognese non sia solo un fatto di amicizie. È anche questione tecnica ed emotiva che accomuna la Virtus del nuovo corso Zanetti e il genio di Valjevo: ritornare in Eurolega e farlo con un progetto tecnico ed economico che passi dalla conquista sul campo di quello che verrà. Perché se Teodosic è fuori dalla massima competizione europea dal 2017, le V Nere attendono dal 2008. Un decennio nel quale i bianconeri hanno vissuto l’onta della retrocessione, la risalita e ora il sogno di tornare ai fasti di un glorioso passato. Ma il blasone da solo non può bastare: ci vogliono soldi (per il solo Teodosic sul piatto ci sono 5 milioni da spalmare su tre anni più un bonus in caso di accesso all’Eurolega), ci vuole un’arena all’altezza (non il PalaDozza per questioni di capienza, non la Unipol Arena sovraffollata da concerti ed eventi, lo sguardo è rivolto alla Fiera dove realizzare una nuova struttura), ci vuole una squadra che riesca a strappare un pass per l’Europa che conta. Ma per arrivare in Eurolega si passa o dalle aleatorie wild card assegnate dal patron Jordi Bertomeu o dalla conquista “sul campo” arrivando almeno in finale di Eurocup. Da qui la scelta: abbandonare la Champions League da campioni in carica e accettare la sfida di costruire intorno a Teodosic una squadra che abbia questo obiettivo come primario. «Dopo aver preso Teodosic non possiamo prendere micio micio bau bau», rilancia l’amministratore delegato Luca Baraldi nei giorni successivi al botto dell’estate. E in effetti la squadra assemblata non è mica da ridere, ma proprio uno degli ingaggi più importanti della campagna estiva, quello di Stefan Markovic, fa alzare qualche sopracciglio. Veteranissimo delle coppe europee, playmaker di grande visione di gioco e solidità anche difensiva, il suo innesto sembra la classica valvola di sicurezza nel caso l’operazione Teodosic non funzioni. L’ex Khimki sarebbe il perfetto leader di una squadra come quella bianconera, ma conosce bene Milos (e Djordjevic), con lui ha condiviso le ultime avventure in Nazionale e la complementarità dei due è già stata dimostrata sul campo. Il dubbio che Milos non sia al 100% serpeggia e quando l’11 agosto, un paio di settimane dopo la firma di Markovic, arriva la notizia della ricaduta di fascite plantare per Teodosic durante l’amichevole della sua Serbia contro la Lituania i fantasmi tornano a circolare.

Photo by Catherine Steenkeste/Getty Images

Saltati i Mondiali e praticamente tutta la preparazione col club per seguire un piano di recupero in stretta sinergia con lo staff virtussino, Milos resta a guardare nelle prime due partite di campionato contro Roma e Pistoia e nell’esordio in Eurocup a Ulm, tre partite che corrispondono a tre vittorie con un Markovic nelle vesti di generale in campo (34 assist smazzati nelle tre partite). Per la prima in bianconero dell’ex Cska la serata è di gala: la sfida ai campioni d’Italia uscenti di Venezia, il primo test “vero” alle ambizioni virtussine. «Teodosic ieri si è allenato per la prima volta con la squadra– precisa coach Djordjevic alla vigilia – valuterò se questo basta per farlo giocare: dobbiamo guardare soprattutto alla sua crescita fisica ed essere cauti. Lui ha una voglia matta, quasi mi salta addosso ma in alcuni momenti con lui faccio finta di non capire il serbo».

L’inizio della gara è una doccia non fredda, gelata per la truppa targata Segafredo: la Reyer domina, Austin Daye è cattedratico e gli orogranata, dopo una tripla di De Nicolao, sono già a +13 (6-19) dopo neanche 7’ di gioco. Il primo momento di difficoltà della stagione bianconera è quello che sceglie Sale per far iniziare la nuova vita europea di Teodosic, che prende il posto di Kyle Weems andando ad affiancare l’amico-compagno in regia Markovic.

L’ambientamento dura 42”: il tempo di alzarsi a cavallo tra le posizioni di guardia e ala della zona 2-3 di De Raffaele e punirla con una tripla. Il primo tempo di Milos è un tuffo indietro nel tempo, in un passato che sembra remoto ma che è in realtà è distante solo qualche stagione. La stella virtussina non lascia trapelare la voglia matta descritta da Djordjevic, mascherandola sotto quel suo solito incedere dinoccolato e la capacità di pennellare basket come una tela di Van Gogh. Ma sono le sue giocate a parlare per lui, ad urlare all’Europa “hey ragazzi, sono tornato”: nei suoi primi 9’ italiani, Teodosic mette a segno 17 punti con un solo errore dal campo, rimettendo in pista una Segafredo pronta ad azzannare la partita nella ripresa. Djordjevic, come logico, lo centellina, ma il talento che sgorga è talmente forte che i suoi ingressi in campo hanno l’effetto di un concentrato di habanero su un riso in bianco. Arrivano un altro paio di canestri, quelli che spingono la Virtus a riavvicinarsi a Venezia, ma nella ripresa è il Teodosic direttore d’orchestra a far strabuzzare gli occhi. Un paio di palle col contagiri per Hunter sull’amato pick and roll, poi lo scarico al bacio per Weems che spezza le gambe alla Reyer in vista del rush finale: la prima italiana si chiude con 22 punti e 7 assist in 21’. The Milos Show is in da house

«E’ stato straordinario finché ha avuto benzina– conferma Djordjevic nel post-gara – ha grandi qualità e questo lo sappiamo, ma lui è un leader dentro e fuori dal campo. Nei timeout in momenti delicati della gara ha parlato lui ai compagni dicendo “tranquilli, ci siamo”. Deve solo continuare a lavorare, è ancora lontano dalla forma fisica necessaria per giocare ogni tre giorni, non mi sorprenderebbe se andasse giù nei prossimi tre giorni».

Tre giorni passano ed è tempo di tornare a mettersi in mostra anche sui palcoscenici europei per il match contro il Maccabi. Rishon, non Tel Aviv, cui certamente è più abituato. L’Eurocup non è l’Eurolega, anche se è la competizione che gli aveva spalancato le porte dei palcoscenici più grandi: nel 2006/2007, infatti, era il ventenne play di riserva dell’FMP Belgrado che si spinse sorprendentemente fino alle semifinali, facendo soffrire eccome il Lietuvos Rytas.

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L’amarcord è piacevole, ma stavolta il sacro fuoco dell’esordio non arriva a sopperire ad una condizione ancora lontana dall’ottimale. I lampi sono sempre lì, ma un avversario non certo irresistibile non stuzzica troppo il genio di Valjevo, che tanto contro gli isrealiani quanto la domenica successiva contro Pesaro in campionato si limita all’ordinaria amministrazione.

[Ordinaria amministrazione, dicevamo…]

Il mirino è puntato sul primo spartiacque della campagna europea virtussina: la sfida casalinga contro Andorra, squadra abituata a stare ai piani alti nelle ultime stagioni tra Acb ed Eurocup.  Milos parte piano, sbaglia un paio di triple e getta alle ortiche alcuni palloni. Ma è il serbo a propiziare il mini-allungo bianconero prima dell’intervallo e a far uscire dalle mani gli assist per i canestri che scavano il solco decisivo nel terzo periodo: c’è il suo marchio in calce sulla vittoria consecutiva numero sette della Segafredo versione 2019/2020. Una striscia che arriva a toccare quota otto con la vittoria in campionato su Varese, che porta la firma, tanto per cambiare, della stella che viene dai Balcani: 19 punti e 5 assist in 24’, compresa la tripla che manda i titoli di coda e issa la Virtus solitaria in vetta alla classifica della Serie A, come non succedeva da oltre un decennio.

Forse solo i più ottimisti riuscivano a immaginare, qualche mese prima, un tale impatto sin dal primo secondo al ritorno in Europa. Una rivelazione, la venuta di un Messia in una (mezza) città che ne aspettava la venuta dai tempi di Ginobili. Ma la venuta di Milos ha sembianze tutte diverse: quelle di un leader silenzioso, che usa le sue mani come bacchette magiche per elevare l’assist ad opera d’arte, il canestro a redenzione di un popolo che da tanti anni aspetta di tornare a bearsi della bellezza del basket dei grandi. E pensare che tanti detrattori gli hanno contestato negli anni proprio la mancanza di leadership, la tendenza a tremare nei momenti importanti finendo ad un passo della gloria riuscendo solo raramente ad assaporarla. Tutto il contrario di quanto ha fatto vedere Teodosic nei suoi primi mesi bolognesi. Di esempi, oltre ai sopracitati, ce ne sono almeno un altro paio.

Foto M.Ceretti/Ciamillo – virtus.it

30 ottobre, PalaDozza, Segafredo Bologna-Monaco. In palio punti pesanti in Eurocup, determinanti per cancellare il ko di Patrasso che ha frenato la corsa in vetta di Bologna. I bianconeri sono senza Kyle Weems e, dopo un buon inizio, smarriscono la bussola peccando di frenesia. I francesi ringraziano decollando fino al +11 con meno di 7’ da giocare, ma non hanno fatto i conti con la divinità laica col numero 44. La prima pennellata spezza l’incantesimo monegasco suonando la carica virtussina con la tripla del -8; la seconda scrive il -2 che sancisce il pieno ritorno in gara della Segafredo; i due liberi del sorpasso a 5” dalla sirena sono le finiture che incorniciano l’opera; e infine, per completare l’affresco…

[Statistiche finali della gara di Teodosic: 24 punti con 5/9 da 3 e 7 assist per 27 di valutazione in 29’]

17 novembre, PalaRubini-Allianz Dome, Pallacanestro Trieste-Segafredo Bologna. La Virtus è impantanata in una partita fattasi complicata già all’intervallo, chiuso sotto di 13, ma che almeno riesce a tenere aperta fino al rush finale. A 9” dalla fine, è proprio Teodosic ad andare in lunetta per siglare i liberi del pareggio che si traducono in overtime grazie all’errore sulla sirena di Cavaliero. E i 5’ aggiuntivi diventano il palco sul quale recitare una nuova replica del Milos Show: gancio in area di jabbariana memoria per prendere confidenza, palleggio arresto e tiro direttamente sul pick and roll per riportare avanti le V Nere all’ingresso dell’ultimo minuto e poi il colpo di biliardo per chiudere i conti con la tripla dall’arco in faccia al volenteroso ma impotente Strautins. E pensare che l’ultima volta di Teodosic a Trieste non era stata proprio indimenticabile

Il problema per la Virtus ora è uno solo: e senza Teodosic? Imbattuta in campionato, già qualificata alle Top 16 in Eurocup senza particolari sofferenze, la Segafredo si trova nella paradossale situazione di dover convivere con i dubbi sulla tenuta fisica del serbo, che comunque dal suo rientro non ha saltato nessuna gara, pur se Djordjevic ne ha voluto gestire i minutaggi in maniera assai meticolosa (22,7 minuti di media in campionato, un paio in più in Eurocup, sempre alzandosi dalla panchina). Un Milos-dipendenza che finora non ha avuto modo di emergere ma che, sotto sotto, serpeggia eccome. Non è un caso che sia subito scattato l’allarme rosso dopo la gara di ritorno contro Andorra nella quale Milos, dopo un primo tempo stellare (19 punti con 7/10 dal campo in 14’), è rimasto a guardare per tutta la ripresa mentre i suoi compagni affogavano al PalaEsportiu. Ok, la partita non aveva troppa importanza, con la Virtus già certa del passaggio del turno, ma i tremori sono scattati in men che non si dica. Ci ha pensato Djordjevic stesso a placare gli animi. «E’ stata una mia decisione per avere risposte dagli altri giocatori», ha svelato a fine gara l’allenatore serbo. Facendo tirare un sospirone di sollievo a tutta la Bologna bianconera e a tutta l’Italia dei canestri, tutta già ai piedi del fenomeno che ha preferito le Due Torri a Sunset Boulevard.

Foto M.Ceretti/Ciamillo – virtus.it

Un campione di questo livello, di questa classe, non si vedeva in Italia probabilmente dai tempi della Virtus del Grande Slam. Comprensibilmente, l’hype scatenato dal suo arrivo è stato notevole. Eppure, come purtroppo spesso accade in Italia in tutti gli sport che non siano il calcio, mediaticamente non si è visto per davvero un “effetto Teodosic”. Stampa e web hanno dato ampio risalto alla news del suo arrivo e alle sue “imprese settimanali” ma ci si è fermati lì. Ok, Teodosic non è esattamente lo sportivo che buca lo schermo o che usa i social per interagire e aumentare la schiera dei suoi seguaci. Anzi. Ma non ci vorrebbe molto per soffiare su una fiammella che potrebbe diventare fuoco.

Foto M.Ceretti/Ciamillo – virtus.it

Di fatto, dopo la presentazione ufficiale di metà luglio, il volto di Milos è raramente comparso davanti alle telecamere o ai microfoni. Sarebbe suggestivo vedere la star serba in una intervista a cuore aperto mentre racconta il Milos lontano dai riflettori, quello fuori dai campi, il rapporto con Djordjevic, il tutto magari sotto i portici di Bologna o da San Luca guardando la città al tramonto. Esageriamo: pensiamo a qualcosa di “gigante” e la mente va a Napoli con Maradona o più “modestamente” a Bergamo…

Ve lo immaginate un Milos gigante sulla parete di un padiglione della Fiera?

Ok, ci siamo fatti prendere un po’ la mano, ma il concetto si è capito: valorizzare un investimento non solo sul versante tecnico ma anche economico. E in tal senso ben venga, se si concretizzerà, una sfida in tv in prima serata su Rai 2 contro altri due fenomeni del canestro arrivati la scorsa estate dalle nostri parti: i “milanesi” Rodriguez e Scola. Il meglio che il basket europeo possa offrire, a casa nostra. La fantasia al potere. Non lasciamoci scappare l’occasione.