La prima volta che ho visto giocare il Bullo è stata in televisione. Entrava negli ultimi minuti di una partita di pre campionato con la Benetton. Ovviamente non sono bastati per capire che tipo di giocatore fosse, ma una cosa che ho pensato subito è stata: “Ammazza che gambe!”. La sua carriera poi ha confermato quella che era stata la mia prima impressione, una velocità e una potenza che in pochi hanno. Chiaro, non bastano per diventare un giocatore di Serie A, di Eurolega e della Nazionale, ma per quei traguardi sono serviti la sua voglia di allenarsi e la sua voglia di competere e anche quelle sono cose che non tutti hanno.

Gli anni dei suoi scudetti io giocavo a Biella e, soprattutto in quello vinto con D’Antoni in panchina, Bullo faceva delle cose impressionanti. La prima in assoluto era che da un anno all’altro era diventato un giocatore da squadra di alta classifica, la seconda era che appena entrava produceva subito tantissimo e, in pochi minuti, riusciva a segnare tanto e, spesso, a spaccare le partite. In questo caso un’altra sua grande caratteristica emergeva: diciamo che il piccoletto da Cecina non è stato propriamente il più timido dei giocatori su un campo da basket… A tal proposito, quando in allenamento passava molto tempo a fare esercizi di palleggio (in tutte le salse) io mi avvicinavo e gli dicevo: “Bullo, tranquillo, sai già palleggiare benissimo. Fai così, mettiti davanti a un muro e fai esercizi di passaggio…”

Abbiamo passato una stagione e mezza insieme nelle squadre di club, naturalmente a Treviso e nella prima, allenati da Messina, mi ha aiutato molto a capire il livello di quel gruppo e il livello a cui bisogna giocare quando fai parte di quelle società. È stato mvp della coppa Italia, nei quarti e in semifinale io avevo giocato delle belle partite, solo che in finale ho fatto tre punti, lui un ventello e il premio lo hanno dato giustamente (sto cazzo) a lui. Ma non è per quei punti che si è meritato il titolo di migliore, è perche dopo una partita abbastanza in controllo contro Reggio Emilia, quando loro nei minuti finali hanno provato ad avvicinarsi, Massimo ha fatto tre canestri consecutivi che hanno spazzato via ogni velleità e ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Un’altra capacità del Bullo era quella che quando contava non aveva paura di prendersi delle responsabilità e spesso faceva canestro.

In Nazionale abbiamo passato tanti anni insieme, grazie al cielo abbiamo vissuto gli anni in cui si è vinto qualcosa e naturalmente ci siamo divertiti. A parte tutte le belle partite che gli ho visto giocare, c’è un episodio (che forse ho già avuto modo di raccontare su queste pagine, ma ho poca memoria quindi lo ripropongo) che mi è rimasto nella mente: Atene 2004, sul pullman che ci porta dal villaggio olimpico al palazzo per la partita inaugurale c’è chi non dice niente, chi ascolta musica e chi fa due chiacchiere. Dal nulla Mr Timidezza dal retro dice: “Chi si sta cagando addosso metta un dito qui sotto” mettendo la mano aperta in mezzo al corridoio. Tempo zero e tutti noi ci avviciniamo e mettiamo il nostro dito a contatto con il suo palmo. Ovviamente risate. Potrebbe sembrarvi una stupidata, ma sapere che non sei l’unico ad avere paura di cominciare a giocare delle partite importanti, ti fa sentire parte di un gruppo che dovrà poi combattere insieme. E se hai paura non vuol dire che non sarai in grado di combattere, semplicemente devi poi avere coraggio. Se sai che anche gli altri sono intimoriti, ti rendi conto che non sei più debole di loro.

Foto © Ciamillo Giulia LaPresse

Partite che ti potevano mettere addosso timore ne abbiamo vissute parecchie e spesso Bullo ha dimostrato di avere carattere. Quella che mi viene subito alla mente è la terza gara del girone eliminatorio a Luleå per gli europei del 2003. A causa delle sconfitte con la Slovenia e con la Francia (sì, quella del -33), la sfida con la Bosnia voleva dire eliminazione o passaggio del turno.In spogliatoio Charlie ci disse: “Ragazzi, questa è la partita della vita”, salvo poi, dopo aver vinto, correggersi: “Come al solito sotto pressione si dicono le stronzate. La partita della vita è quella che gioca ogni giorno chi soffre, noi ci divertiamo.” Grande Charlie!! Comunque, chi fece tre canestri consecutivi nel finale? Chi ne segnò 24? Il Sora? Col cazzo. Bullo!

In maglia azzurra ha collezionato 127 presenze, tutte da protagonista. Perfino all’inizio, quando c’era il ricambio generazionale con i fantastici di Parigi 1999 e durante una partita di qualificazione proprio per gli europei di Svezia, Myers dopo un paio di azioni diciamo non esattamente ragionate gli ha urlato: “Bullo calmati!”. Capito la faccia di bronzo del nostro? Aveva di fianco Myers, Meneghin, Basile, era agli inizi da play titolare ma voleva far vedere che anche lui era del loro livello.

In serie A ha vinto molto e ha giocato (se i calcoli sono giusti) 465 partite. Sono tante e sono tantissimi anche tutti i porconi che ha tirato (da buon toscano) quando sbagliava un canestro o quando faceva una cattiva difesa. Alla Benetton ha conquistato scudetti e coppe. Dopo la finale di coppa Italia vinta nel 2005, sotto la doccia si stava naturalmente ridendo e gioendo, quando è entrato Ricky Pittis per complimentarsi con tutti. A Bullo è partito un sorriso gigantesco e gli ha detto: “Finalmente sono riuscito a vincere qualcosa anche senza di te”. Mi colpì molto perché per l’ennesima volta dimostrava quanto tenesse a essere protagonista dei propri successi. E sicuramente, conoscendo Ricky, il suo ex capitano lo avrà preso per il culo ogni volta che alzavano un trofeo, dicendo: “Bullo, ti ho fatto vincere un’altra volta…”. Quel primo trofeo senza il re delle palle rubate era la prima “liberazione” della sua carriera.

Foto Tasco – per “La Stella Del Sud” www.lastelladelsud-basketbrindisi.it/

Di quei campi di serie A che lo hanno visto giocare, due o tre gli hanno sempre riservato qualche trattamento particolare, fischi e insulti a ripetizione. Quello che alcuni tifosi non capiscono, è che di questi insulti (alcuni pesantissimi) tra giocatori se ne ride, in alcuni casi si cantano tra di noi. Ovvio che per tutti quelli che ha preso Massimo, veniva pigliato per il culo abbondantemente, ma alla fine sapete qual è il pensiero finale? Quando arriva a casa, il Bullo va a guardare tre coppe Italia, due scudetti, tre supercoppe, una medaglia di bronzo agli europei e una medaglia d’argento alle Olimpiadi e sicuramente gli scappa un sorriso pensando a quelli che lo hanno insultato che, per certo, a casa non guardano le stesse cose…

Ah, un’ultima considerazione: Max (l’avrò chiamato così tre volte in quindici anni) fa parte di quel gruppo di giocatori che per migliorare, da giovane giovane, ha giocato in serie B e in A2. Quindi se qualcuno di voi gioca nelle giovanili di qualche squadra e gli viene proposto di fare esperienza in qualche serie minore, non è che non potrà mai più giocare in serie A o in Nazionale. Semplicemente dovrà fare un percorso leggermente diverso, forse un po’ più lungo ma alla fine lavorando bene e con voglia ce la si può fare. Mi sa che conosco qualcun altro che ha fatto così…

Complimenti Bullo, una carriera stupenda vissuta d’istinto e passione. Buona fortuna.

Pace, amore e felicità.