-9 mesi: il penetra e scarica di papà riesce finalmente a superare i 24 secondi. Mamma rimane incinta.

 

0 anni: quando ti tagliano il cordone ombellicale inizi a strillare come un dannato contorcendoti dal dolore. L’ostetrica pensa tu stia floppando e ti riempie di schiaffi.

 

4 anni: zio Adalberto ti regala un canestrino da camera. Tu lo schifi perché avresti voluto il galeone dei Lego.

 

5 anni: mangiare ti dà fastidio perché ruba del tempo al giocare a basket in camera.

 

6 anni: tuo padre ti stoppa per la millesima volta facendo la faccia compiaciuta. Grazie al cazzo, il canestro è a 1 metro e 80 di altezza e lui è 1.80. Vediamo se lo farà anche tra qualche anno. Sto ingrato.

 

7 anni: nella palestrina della scuola elementare fanno corsi di danza, pattinaggio e minibasket. Quello sport ti intriga. Mamma ti legge nel pensiero e ti compra il tutù. “Noooooooo mamma, ma cos’hai capito!!!???”

 

8 anni: dopo 3 lezioni di danza e una di pattinaggio, gli assistenti sociali consigliano a tua mamma di cambiare sport.

 

10 anni: fai il tuo primo terzo tempo senza fare passi. Lo dedichi a Russell Westbrook.

 

12 anni: papà ti porta a vedere la prima partita di Serie A al palazzetto. Gli chiedi come mai sia così vecchio e obsoleto l’impianto. Ti risponde che in Italia ci sono questi, e si raccomanda di stargli vicino e di comportarti educatamente. Sulla palla a due alzata un po’ storta dall’arbitro, si alza e grida a pieni polmoni che sua madre piscia in piedi.

 

14 anni: fai il tuo primo terzo tempo di sinistro appoggiando addirittura con la mano sinistra, senza fare passi, e in meno di 20 minuti. Il coach si lascia andare ad un pianto a dirotto.

 

15 anni: oltre ai 3 allenamenti a settimana più la partita, vai tutti i giorni al campetto con gli amici. Anche a dicembre. Anche quando il giorno dopo hai 3 interrogazioni. Il campetto diventa un momento più importante anche di Dragon Ball.

 

16 anni: fai la tua prima notte insonne per vedere la NBA. La mattina, alla prima ora, ti presenti in classe con l’aspetto di Super Slot.

 

17 anni: perdi la finale provinciale di Under 18. Capisci per la prima volta nella tua vita quali sono le delusioni che fanno veramente male. Altroché Valentina che ti ha fatto le corna col tuo migliore amico.

 

18 anni: fai la tua prima rissa sui social inserendoti nell’interessantissima discussione “Chi è più forte tra Jordan, Magic, Bird, Lebron e Kobe?”

 

20 anni: è il tuo primo anno da senior in serie D. Ti presenti sorridente cercando di fare il simpatico con i veterani della squadra. A fine allenamento hai il setto nasale ancora integro per miracolo, ti sei preso una vagonata di insulti, devi comprare un accappatoio nuovo per il capitano e il prossimo allenamento devi portare le paste anche se il tuo compleanno è tra 5 mesi.

 

25 anni: dopo l’ennesimo “n.e.”, mentre stai rientrando in macchina da solo da una trasferta fermo ad un semaforo, capisci che non diventerai mai un giocatore di basket. Da quel momento inizierai a divertirti veramente.

 

30 anni: fai il tuo esordio in Promozione. Prima partita a 62 km di distanza, di martedì. Hai dimenticato il documento. Salta il tuo esordio.

 

36 anni: inizio della nuova stagione, in Prima Divisione. I ruoli si sono invertiti, ora sei tu il veterano. A 18 anni eri una guardia di 1.78 veloce, fisico asciutto, longilineo, e piedi velocissimi. Ora sei un pivot di 1.78 per 97 kg, e un piede nella fossa. Cominci l’anno pisciando nella borraccia degli under.

 

37 anni: metti su famiglia. Nasce tuo figlio. La lotta con tua moglie per il nome è stata estenuante. Tu volevi chiamarlo Michael, o Lebron, o Kobe, o Vassilis. Fortunatamente ha vinto lei con Luca.

 

38 anni: le notti insonni con il piccolo te le cucchi tutte tu. Ma sei contento. Le passi sul divano con lui in braccio e la tv collegata sui playoff NBA.

 

43 anni: un ragazzino ti stoppa due volte consecutivamente facendoti il “not in my house” col dito, chiudi il match al csi con 0 punti, 0/4 al tiro, 4 palle perse, 2 stoppate subite, 3 falli, 1 tecnico e 1 antisportivo. E’ giunta l’ora. Appendi le scarpe al chiodo.

 

49 anni: è uno dei giorni più belli della tua vita. Tua moglie è all’Ikea con le amiche, tu sei al palasport in curva con tuo figlio. Tu con la birra in mano, lui con la coca cola. Cantate e ruttate insieme. Piangi dall’emozione.

 

53 anni: durante la partita di tuo figlio con gli under 16, i genitori litigano con i genitori avversari, ne nasce un parapiglia, volano insulti e spintoni all’indirizzo di tutti, arbitri, allenatori e giocatori compresi. Tu rimani impassibile. La situazione finalmente si placa. I giocatori sono sconvolti. Tuo figlio incrocia il tuo sguardo, accenna un sorriso e ti fa l’occhiolino. E’ fiero di te. Perché sei un genitore normale.

 

68 anni: diventi nonno. Vai a trovare tuo nipote appena nato in ospedale, con un paio di Jordan lunghe 5 cm.

 

76 anni: entri su Facebook col profilo di tuo figlio. In una nota pagina di basket ci sono 4500 commenti sotto al post “Chi è più forte tra Kobe jr, Lonzo Ball jr e Shaquillino O’Neal?“. Ti inserisci scrivendo che il più forte è Larry Bird. In 10 ti rispondono “E chi è?”, in 20 ti danno del nostalgico del cazzo, in 8 ti dicono che devi morire, in 2 ti mettono il like. Sono Flavio Tranquillo jr. e Chicco Buffa.

 

82 anni: siamo nel 2048. Su RaiSport trasmettono Varese-Cantù, si collegano a metà primo quarto, non è in HD, il cameraman inquadra tutte le fighe sugli spalti. Cambi canale.

 

89 anni: sei in ospedale, non stai per niente bene. Riesci a malapena a mangiare una banana. Non sai dove mettere buccia. Il cestino è lontano. Guardi la buccia. Guardi il cestino. Chiudi gli occhi. Nella mente ti rimbomba “Three…. two….. one….”, spezzi il polso come Ray Allen e tiri la buccia. Nonostante la cataratte riesci a goderti la parabola del tiro. Sembra corto. Invece no. Ciuff… Sorridi, ti giri dall’altra parte e ti addormenti beato come un bambino.

 

93 anni: Suona la sirena finale. Devi lasciare il campo. Per l’ultima volta.

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