I giocatori di talento li vedi subito. Già da Cadetti o Juniores la stragrande maggioranza degli allenatori sanno e capiscono chi ha talento e chi no. Poi da qui in poi è giungla.

Per arrivare al livello massimo il talento è necessario ma assolutamente non sufficiente. Al talento devi aggiungere soprattutto testa, attitudine, totale spirito di adattamento e totale spirito di sacrificio. E una generosissima dose di c**o. Coach giusti, compagni giusti, ambiente giusto, amici giusti.

Pietro Aradori ha talento, testa, attitudine e totale spirito di adattamento e totale spirito di sacrificio. A riguardo della generosissima dose di c**o non siamo in grado di esprimerci, ma Pietro ha una cosa che non tutti hanno.

L’amore per il gioco.

E quello o ce l’hai o non ce l’hai.

Se provi gioia e divertimento nel giocare al baloncesto sei più generoso, sei più creativo, sei più resistente, sei più entusiasta, sei più versatile, sei semplicemente più felice nel fare ciò che ami di più fare, anche e soprattutto come lavoro.

E Pietro Aradori è uno di quegli entusiasti poetici innamorati del basket, un ammalato della palla a spicchi come noi, semplicemente con un talento, fisico e determinazione immensamente superiori a noi.

Con le adidas #HardenVol1

Una guardia di 196 centimetri, con un ottimo campionario di movimenti anche in post basso, che può essere pericolosa sia dalla media distanza sia dalla lunga distanza, buono nei movimenti senza palla anche se predilige avere palla in mano in situazione dinamica, tendendo a penetrare in traffico, subendo molti falli. Andare in lunetta per lui è sempre un affare, visto che tira i liberi con il 90%. Nel crunch time è spesso con la palla in mano, è il classico go-to-guy a cui affidarsi nei momenti importanti, ama prendersi le responsabilità e non si tira mai indietro. In difesa soffre forse un po’ le guardie più atletiche di lui, ma con quello che da in attacco e a livello di leadership, un qualche difetto ci può e ci deve stare.

Ma la storia di Pietro Aradori da dove parte?

“Ho iniziato al Team75 Lograto. La società fu fondata nel 1975 da mio padre, detto Belvo, insieme ad altri cinque amici. Poi sono andato a giocare a Lumezzane per due anni, facendo avanti e indietro da casa mia. A 13 anni ho deciso di andar via di casa, cosa non facile soprattutto a quell’età, e sono stato per tre fantastici anni a Casalpusterlengo. La mia è sempre stata una famiglia di sportivi, ma nessuno mi ha mai spinto o forzato verso la pallacanestro. Da bambino praticavo tanti sport, sciavo, giocavo a calcio, tennis e nuoto…poi alla fine ho scelto il basket perché era quello che mi piaceva di più e quello in cui ero un po più bravino”

Dalla palestra di Lograto, passando per Lumezzane e Casalpusterlengo, nella stagione 2006/2007, a 18 anni Pietro arriva in Lega Due alla Andrea Costa Imola allenata da Nando Gentile, che immediatamente ne intuisce le potenzialità e gli concede minuti di qualità e grandi responsabilità offensive. Il giovane Pietro conclude la sua stagione in Romagna con 30 partite giocate alla media di 12.8 punti a partita, tirando con il 62.3 da due, affermandosi come ragazzo e giocatore maturo già in età adolescenziale e già a quel livello.

Nella stagione successiva viene ingaggiato dalla EA7 Armani Milano, blasone e tradizione aiutano a convincerlo verso la Madunina, dove però non trova spazio con Coach Attilio Caja, e nel finale di stagione viene ceduto alla Virtus Roma, giocando però solo 2 partite.

Nel 2008/2009 passa alla Angelico Biella di Luca Bechi, con James Gist, Luca Garri, Goran Jurak, Reece Gaines, una squadra giovane e spettacolare (“Doctor” James Gist ammalia persino i San Antonio Spurs in quella stagione, che però alla fine decidono di non ingaggiarlo, per quanto i rumors a quel tempo fossero insistenti e consistenti), dove immediatamente Pietro trova la sua dimensione. Dal fondo della panchina di Milano e Roma a un buon utilizzo da parte di Coach Bechi, 15.8 minuti a partita per 6.8 punti a partita, in una stagione in cui Biella raggiunge le semifinali scudetto eliminando la Virtus Roma nei quarti di finale dopo una serie rocambolesca.

Con 2 kg di sopracciglia (Stefano Ceretti Fotografie)

Ma la sua vera breakout season è stata quella successiva, sempre con Biella, un 2009/2010 da urlo per Pietro, dove diventa letteralmente l’uomo franchigia della squadra allenata da Luca Bechi. In quell’anno 469 punti realizzati in 25 partite (il miglior italiano della classifica marcatori), una media di 16.8 punti a partita, con il 50% scarso da due punti e il 40% scarso da tre, una vera bocca di fuoco nella Angelico Biella, che riuscì a salvarsi all’ultima giornata grazie allo scontro diretto con Ferrara, battuta 82-79 dopo una gara da cardiotonici, una gara dominata da Aradori, autore di 22 punti con 3 su 6 da tre punti e 7 su 7 dalla lunetta.

Con Biella nel cuore

Il giovane Aradori è sulla bocca di tutti durante quella stagione e quell’estate, oltre a vari riconoscimenti personali, si parla di lui come un papabile per la NBA, ma alla fine, la sua scelta ricade su Siena, senza dichiararsi eleggibile per il Draft NBA:

“Non ho nessun rimpianto di aver scelto Siena. A quel tempo era una delle prime 5 squadre in Europa, l’ho scelta e lo rifarei. Le porte non si chiudono mai, anzi…”

A Siena però non furono rose e fiori per Aradori, in una squadra imbottita di superstar Pietro fatica a ritagliarsi spazi di rilievo, anche se la sua presenza nelle rotazioni di Pianigiani è quasi sempre costante. Nella stagione 2010-2011 in Euroleague Siena arriva alle Final Four di Barcelona, eliminata in semifinale 77-69 dal Panathinaikos (dove Pietro non giocò per scelta tecnica di Coach Pianigiani), e vincente 80-62 nella finalina 3°-4° posto sul Real Madrid, dopo aver compiuto due exploit in stagione, ovvero la qualifica ai quarti di finale dopo due sconfitte consecutive nelle Top 16, vincendo le successive quattro (l’ultima 95-77 alla Caja Magica di Madrid sul Real, con Aradori autore di 16 punti, 3 su 3 da tre punti). Nei Quarti di finale poi contro l’Olympiacos vi fu la disfatta di Gara 1, 89-41 al Pireo per mano dei portuali di Ivkovic, sconfitta che fu uno spartiacque per la squadra di Pianigiani, che vinsero poi le tre partite successive di autorità, qualificandosi per le Final Four in Catalunya. La stagione di Eurolega di Aradori fu comunque di buon livello e con buoni sprazzi, perlomeno nella prima parte. Pietro fu infatti nominato MVP della Week 10 di Regular Season, 23 punti, 7 rimbalzi e 3 palle recuperate nella vittoria di Siena in Polonia contro l’Asseco Procom Gdynia, una ottima prestazione per lui, nonostante lo scarso minutaggio concessogli da Coach Pianigiani per tutta la stagione.

Con Siena in Eurolega

Nella stagione successiva Siena raggiunse ancora i Playoff, di Euroleague affrontando ancora l’Olympiacos nei quarti di finale, il quale però stavolta vinse la serie 3-1, per poi catapultarsi nell’incredibile finale di Istanbul, col pazzesco canestro di Georgios Printezis allo scadere che regalò l’Euroleague ai greci sul favoritissimo Cska Mosca.

Per Aradori un’altra stagione da meno di 5 punti a partita in Eurolega, un po’ di più in campionato, 6.9, ma comunque la chiara sensazione che il talento di Pietro doveva trovare sbocco altrove, e non in Toscana.

Senza particolari clamori Aradori si trasferì a Cantù, in quegli anni stabile frequentatrice di Euroleague, e con un po’ più di spazio e di fiducia alla corte di Andrea Trinchieri, Pietro ebbe due ottime stagioni, sia in Lega Serie A sia in Eurolega. In campionato Aradori ebbe un ruolo di primo piano nella squadra di Trinchieri, che terminò la regular season in settima posizione, affrontando nei quarti di playoffs la quotata Dinamo Sassari, Numero 2 del bracket. Fu una serie entusiasmante, con la truppa di Romeo Sacchetti subito in vantaggio 2-0 nella serie dopo le due gare in Sardegna, e con Aradori assente in Gara 2 e 3 per uno stiramento patito in Gara 1. Pietro riuscì a recuperare per Gara 4, essendo l’assoluto mattatore della fondamentale Gara 6, con Sassari avanti 3-2. Aradori realizzò 26 punti in 31 minuti e fu glaciale negli ultimi secondi di gara a realizzare un fondamentale 2 su 2 dalla lunetta per siglare il finale 87-84 per Cantù. In Gara 7 al Palaserradimigni a Sassari i brianzoli vinsero ancora una volta al cardiopalma, 97-95, con Aradori ancora una volta protagonista nei minuti finali, portandosi a casa questo grande upset e andando ad affrontare nelle semifinali la Virtus Roma, cedendo con l’onore delle armi in 7 partite, ancora una volta rimontando da 0-2 e da 2-3, per una ottima stagione, conclusasi con risultati ben al di sopra delle aspettative. Anche in Eurolega Pietro ebbe una ottima stagione, triplicando il proprio fatturato rispetto alla stagione precedente con Siena, 15 punti di media in 8 partite, col 49.1 % da due e il 56.5% da tre, in una sorta di “riscossa” dopo la stagione precedente in maglia Montepaschi, che lo ha visto sempre troppo poco utilizzato e con un minutaggio ridotto.

Nella stagione successiva Cantù, targata Acqua Vitasnella, disputò un buon campionato, terminando la regular season in terza posizione, con buone chance di arrivare alla semifinale. Nei quarti invece la truppa di Stefano Sacripanti fu letteralmente buttata fuori dalla Virtus Roma di Luca Dalmonte, arrivata sesta in regular season e apparentemente non molto accreditata, Un 3-0 netto nella serie, nonostante la vittoria ai supplementari in Gara 3 al PalaTiziano, con Aradori autore di 22 punti in 40 minuti giocati. La stagione di Aradori fu ottima anche in Eurocup, 16 partite giocate con 15.5 punti realizzati a partita.

Arriva sempre il momento, nella vita di un uomo, di cercare stimoli, traguardi e motivazioni diverse, possibili strade potenziali verso direzioni disparate, alla ricerca della famosa e famigerata “strada giusta”. Non che le strade precedenti siano sbagliate, solo sentiamo il bisogno di trovare nuova linfa motivazionale. E così fece Pietro Aradori.

Trascorsi due anni a Cantù, nel 2014, per Pietro arrivarono le esperienze all’estero.

All’Estudiantes Madrid e soprattutto al Galatasaray guidato da Ergin Ataman. Rumors insistenti in quella stagione sussurravano di problemi di ambientamento per Pietro, e di un rapporto non certo idilliaco con il coach ex Siena e Fortitudo:

Col “el corazón” in maglia Estudiantes

“in realtà non ho avuto grossi problemi di ambientamento. Il campionato turco è sicuramente un campionato diverso, magari più simile all’Eurolega. La quota degli stranieri era più alta da loro, c’era il turnover nel campionato, ma non in Eurolega. Il mio problema a Istanbul, era semplicemente un altro. Me ne sono andato perchè non mi pagavano. Anzi, dovevo pagare io di tasca mia 2000 dollari al mese di affitto, quindi mi sono detto ‘ma chi me lo fa fare di stare all’estero in una società con problemi economici che non mi paga, pagando pure di tasca mia per farlo?’ E me ne sono andato”

I ricordi più recenti dei tifosi italiani, legati alla nazionale, vanno giocoforza a quel Torneo Pre-Olimpico di Torino. Le prime due vittorie su Tunisia e Croazia, la grande semifinale contro il Messico, e poi la delusione della sconfitta al supplementare contro la Croazia, già battuta quattro giorni prima. Qualcosa quel 9 luglio non è andato per il verso giusto, e Pietro, presente e protagonista di quella partita e di quel torneo, sentenzia sibillino:

“Alla fine c’è mancata la voglia tutti di fare un passo indietro personale per far sì che uscisse la squadra e il collettivo. A questo poi ovviamente si è aggiunta una buona dose di sfortuna”.

E con questa “buona dose di sfortuna” non può non venire alla mente quel tiro disperato dalla propria lunetta allo scadere dei 40 minuti sul 70 pari che colpì beffardamente il ferro, quel tiro partito proprio dalle mani di Aradori dopo il rimbalzo.

Con la maglia della Nazionale al Preolimpico

Ora Aradori è a Reggio Emilia, da due stagioni. Alla Grissin Bon ha trovato un buon gruppo e una ottima continuità:

“si, la continuità c’è, grazie ad un insieme di cose, l’ambiente che mi circonda, il coach, il mio spirito di adattamento. Comunque anche a Cantù avevo fatto due buone stagioni, e anche nella scorsa stagione credo di essere andato bene. Quest’anno, un aspetto da non sottovalutare è il fatto che non giocando le Coppe, ma giocando solo una volta alla settimana, posso concentrarmi di più e prepararmi al meglio solo per una partita, e quindi rendere di più”

Pietro è nella Top Ten dei realizzatori del campionato, al nono posto con una media punti a partita di 16.4. Giganti come il compagno di squadra Riccardo Cervi, Andrea Crosariol o Jamel McLean dominano ovviamente la classifica della percentuale da 2 punti, ma Pietro Aradori si difende molto bene al 27simo posto sfiorando il 51% di media, mentre il 38% abbondante di media da tre è un dato più che onesto, che sommato al podio ai tiri liberi, 90% per lui a gioco fermo, subendo quasi 4 falli a partita, ne fanno un giocatore estremamente duttile sotto ogni aspetto offensivo. Lo scorso 12 marzo è arrivata la sua migliore prestazione stagionale e di carriera, contro la Sidigas Avellino, 31 punti e 9 rimbalzi per lui, anche se purtroppo per la sua Grissin Bon è arrivata la sconfitta al supplementare.

Con le adidas #HardenVol1

Se si prova ad analizzare un po’ più a fondo la stagione di Pietro Aradori, comparata alle sue precedenti in maglia Biella, Siena e Cantù, valutando la effettiva caratura delle squadre in cui ha militato, si può affermare che Aradori sta vivendo la propria migliore stagione in carriera.

I numeri sono simili a quelli della sua breakout season a Biella, stagione 2009/2010. 16.8 punti di media a partita allora, 16 di media oggi, con un minuto in meno giocato di media oggi, con il 50.9% dal campo da due oggi, e il 49.8% allora, con il 38.3% da tre punti oggi, e il 39.3% allora. Poche oscillazioni, numeri sostanzialmente identici. Least but not last c’è da segnalare il massimo in carriera in assist, per Pietro, 2.8 (erano 1.8 nella stagione con Biella), di certo non una cifra capace di fare impallidire Teodosic, ma comunque una cifra che racconta fedelmente della crescita e della maturazione cestistica di Aradori, e soprattutto della buona salute psico-attitudinale di cui sta godendo in quel di Reggio Emilia.


Ma il vero plusvalore della stagione attuale, per Aradori e per la Grissin Bon, lo fa il contesto. Nonostante i problemi e gli alti e bassi in stagione, Reggio Emilia è una squadra costruita per fare i playoff, magari non una contender fino al gradino più alto del podio (ma NEVER SAY NEVER is the rule), ma comunque una squadra che è sostanzialmente tra le migliori del lotto, attualmente al sesto posto in classifica con 16 vinte e 12 perse, appaiata a Dolomiti Energia Trento al quinto posto a quota 32 punti, e a soli 4 punti dalla Sidigas Avellino al terzo posto a 36. Pietro Aradori è il miglior realizzatore della squadra, nonché assieme a Amedeo Della Valle, colui che si prende le più grandi responsabilità realizzative della Grissin Bon.


A Biella nella stagione 2009/2010 Aradori faceva lo stesso, incantava e portava a casa gli stessi numeri, ma giocava in una squadra che ha dovuto salvarsi all’ultima giornata negli ultimi minuti di una sfida diretta contro Ferrara. Altri contesti, altri obiettivi, e altri livelli di basket, di responsabilità e di maturità cestistica. E in questa stagione, sarà quel che sarà, andrà come andrà, Pietro Aradori ha dimostra tutta la propria solidità, al massimo livello italiano.

Per concludere, sappiamo tutti che Pietro Aradori è sicuramente uno dei giocatori più “social” del nostro basket, sempre pronto a twittare e a postare foto, anche rispondendo in maniera approfondita e continuativa ai tifosi, prestando il fianco anche a ironie e sani sfottò. Insomma Pietro è una sorta di Joel Embiid italiano, un animale sociale sempre pronto a comunicare con il mondo:

“ahahahahah, beh si, il paragone ci può stare, con la sola differenza che lui scrive a Rihanna e lei gli risponde di diventare un All Star, mentre se io scrivo a Diletta Leotta lei mi risponde ‘chi sei?’”

 

 

a cura di Daniele Vecchi

grafici interattivi di Fabio Fantoni