illustrazione grafica di Fabio Casirati
articolo di Marco Crespi

 

 

 

Estate 2017 – i Lakers scelgono Lonzo Ball alla #2. Poi chiamano al primo giro anche Josh Hart (con la #27) e Kyle Kuzma (con la #30)

Estate 2018 – il 2 luglio, secondo giorno possibile per la firma di un free agent, LeBron James annuncia che giocherà con la maglia dei Lakers. Arriveranno poi, tutti con un contratto (rigorosamente) annuale, anche Javale McGee, Rajon Rondo, Lance Stephenson e Michael Beasley.

Estate 2019 – Magic, all’arrivo di LeBron, ha dichiarato che sarà necessaria un’altra estate (cioè la prossima), per completare il piano Lakers per puntare al titolo, e battere -quindi- gli Warriors. Spazio salariale a disposizione per arrivare ad un’altra star, ce ne sarà.

 

Questi i fatti, che sappiamo tutti, ma averli sempre appuntati su un post-it è necessario per cercare di capire quale LeBron vedremo alla sua quarta -e ultima- maglia. Per capire quale LeBron sta pensando di voler essere per competere, come sempre, per vincere. Per provare a vincere un altro titolo.

 

LeBron è probabilmente il giocatore più forte di sempre insieme a Michael Jordan. E’ un talento straordinario sul (e attorno al) campo da basket. Un genio. Un genio com’è stato (o meglio sarà sempre) Pablo Picasso.

Anche di Pablo Picasso non abbiamo ammirato una sola versione. C’è stato quello della formazione e quello dei vari periodi attraverso viaggi, conoscenze, contaminazioni che ha portato a mostrarci quattro diverse tipologie di Picasso.

 

Quello del periodo Blu.

 

Quello del perioda Rosa.

 

Quello del Periodo cubista.

 

Quel del Periodo Collage.

 

La malinconia e l’inquietudine del periodo Blu. L’allegria e la spensieratezza del periodo Rosa. Poi la svolta cubista, forme e volumi scomposti, raffiguranti il soggetto da diversi punti di vista. Poi i collage: Picasso fu il primo ad utilizzare vari elementi di diversa materia e a far entrare la realtà nella pittura.

Sempre Picasso, ma non lo stesso Picasso, sempre alla ricerca di una nuova visione.

Come LeBron.

LeBron in maglia Lakers, o meglio ancora i Lakers di Lebron, come sarà e come saranno.

Oggi -quasi fine ottobre- possiamo solo raccogliere dati per porci domande e per poterci dare qualche risposta, ma non prima di tre mesi.

 

  1. La firma di Rondo, Stephenson e Beasley, oltre a quella di McGee. Perché?

Per avere al suo fianco giocatori che sanno stare oltre la sua trascinante ma invadente leadership totale? Pensando -anche- di avere persone che sanno fargli capire quando fermarsi? Giocatori che sanno come comportarsi (e anche non comportarsi) sul campo e quindi non bisognosi della sua guida?

Vedremo quali risposte. Vedremo se sarà stato bisogno tecnico o umano. Vedremo come potranno contribuire.

 

  1. Rondo&Lonzo. Una sinergia, una competizione o una situazione costruita per dimostrare che Ball non è abbastanza?

Lonzo, per essere verificato, deve giocare con LeBron, trovando spazi e tempi stando in campo insieme a lui. Partire dopo, dalla panchina, significa trovarsi in campo magari insieme a Stephenson e Beasley, non la guida più facile e poi, magari, al rientro di LeBron dalla pausa in panchina, trovarsi in un angolo lontano dalla palla, sentendosi lontano dal campo. Situazione complessa. E’ una sfida per testare la capacità di reazione di Lonzo davanti all’ostacolo, oppure è una condanna al primo apparire di una maschera di dubbio sul volto del numero 2?

 

  1. Brandon Ingram: LeBron lo riconoscerà e lo eleggerà supportandolo?

Brandom Ingram ha 21 anni. E’ migliorato in ogni aspetto del gioco (come possibilità ed efficienza) nel suo secondo anno, allontanando (anche da me) il dubbio che l’essere così magro sarebbe stato un limite troppo grande. Sarà sempre magro, ma è più forte. Sa andare e resistere ai contatti. Lo scorso anno si è procurato quasi 5 tiri liberi di media, quest’anno saranno di più, anzi potrebbero essere di più se sarà riconosciuto da LeBron come la spalla tecnica più importante della squadra.

Ingram è un giocatore atipico perché ha bisogno di essere attivato tecnicamente (da spazi e situazioni di gioco) e mentalmente (essendo coinvolto in velocità di movimento e pensiero). Non è un giocatore di facile definizione come tipologia (come Josh Hart ad esempio…). Non è un pezzo facile da inserire nel gioco di squadra, ma ha il potenziale per essere più di un pezzo.

La lunghezza, il talento, ed anche la difesa di Ingram rappresentano bellezza. Non classica. LeBron ne sarà interessato? Sentirà di promuoverla come qualcosa di suo?

 

  1. Javalone McGee. Lakers senza profondità nel ruolo di centro o è la visione di LeBron di andare in una certa direzione di gioco?

9’33” e 9’55”. La media minuti giocata da Javalone nelle sue due stagioni (con doppio anello) con gli Warriors. Ai Lakers titolare, o meglio, quintetto di partenza con un volume di minuti che deve salire. Punti interrogativi sulla sua capacità di perdersi in più minuti, di disperdere quell’energia che, nella direzione attuale del gioco, è non solo efficiente, ma necessaria. E’ sbagliato pensare poi a come arrivare a 48 minuti nella posizione di 5 passando per Zubac e Wagner.

LeBron vuole competere con gli Warriors e bisogna forzatamente passare di lì. Vuole sorpassarli? Lo vuole fare pensando ad una squadra con giocatori che abbiano tutti taglia fisica importante (solo Rondo é sotto l’1.95) per poter cambiare e avere altezza nelle rotazioni difensive. Taglia fisica anche per poter tagliare, andando nei contatti. Pensando a giocatori che possano mettere un tiro da 3 (e qui l’analisi si deve far profonda e non guardare alle percentuali degli anni passati) e -in combinazione- possano attaccare l’area vuota.

Allora McGee, anche solo sorpassando i 20’, può non rappresentare un rischio o un punto debole? Pensando -appunto- che il 5 (immaginato in modo canonico) non è più necessario per 48’?

 

  1. Mappa del campo. Dove giocherà LeBron? E per fare cosa?

Corsia centrale. Spacing che allarga il campo con 5 giocatori fuori dalla linea dei 3 punti creando spazio per tagliare e attaccare in palleggio quella zona vuota (o priva di ingombri).

I Tagli saranno una caratteristica del gioco Lakers. Saranno anche una necessità -per tutti- per anticipare la possibilità di cambio della difesa contro ogni blocco.

LeBron dalla punta può attaccare (e sappiamo la qualità) e passare (e sappiamo la capacità di anticipazione e quindi di pennellare arte). Ci può stare? Giocherà lì il numero più elevato di possessi?

 

  1. Quanti tiri finendo al ferro e quanti tiri salendo in sospensione senza sorpassare il difensore?

Lebron è maniacale, non solo nella cura del fisico ma anche nel far studiare -e poi studiare in prima persona- ogni suo gesto da uno staff scientifico.

Guardate qua. Il piede sinistro fa un passo indietro, poi si riunisce all’altro e la spinta dei due piedi è contemporanea. In salita e in discesa. Un dettaglio nuovo. Un cambiamento, non a caso, che rappresenta il risultato di analisi. Ha sempre l’obiettivo di migliorarsi e di non scoprire che giocando come ieri una nuova partita (non solo quella di 48’) si potrebbe perdere.

Si, questa estate ha lavorato sul tiro. E come un ragazzino, corretto dal suo allenatore, alla fine di questo tiro lascia il braccio in alto come in attesa della fotografia tecnica di approvazione. Non lo abbassa, se lo vuole sentire in alto.

Ci ha lavorato. LeBron ha investito studi e tempo sul suo tiro questa estate. Vuole aumentare il numero di tiri da fuori? Vuole aumentare il raggio di tiro? Vuole aumentare la varietà di accelerazioni e fermarsi in sospensione?

 

Dati e domande. Questi sono solo i primi pensieri del periodo Lakers di LeBron. Ci sarà tutto da aggiungere, giorno per giorno, senza mai mettere etichette provvisorie.

Affascinante, perché parliamo di Lebron. Ancora più affascinante perché sarà l’ultimo LeBron. Un giocatore che ha fatto la storia del gioco. Il giocatore che più fa squadra in tutti i sensi. Il giocatore cubista, che mette in campo quello che il suo pensiero vede. Non è un semplice impressionista che disegna sui 28×15 quello che la retina fotografa.

creata da Fabio Casirati

Ci rivediamo tra tre mesi. Sempre tenendo accanto la clip del primo canestro vero di LeBron in maglia Lakers. Non quello in solitario -troppo facile- da palla rubata.