articolo di Marco Crespi
grafici di Fabio Fantoni
copertina di Emanuele Venturoli

 

 

“Siamo la seconda squadra migliore”. Pensiero di Daryl Morey, il GM dei Rockets, il GM visionario dei Rockets. Al quale aggiunge “Possiamo chiudere la distanza con loro. Mi piacciono le corse automobilistiche, ed è una buona metafora che l’auto in seconda posizione spesso è nella posizione migliore”

Parole datate 22 settembre a più di un mese dall’inizio della stagione, molto prima di essere la squadra con il miglior record della Lega (21-4). E loro sono – ovviamente – i Golden State Warriors. Non solo la squadra più forte e la squadra da battere in questa stagione, ma la squadra che ha un obiettivo ancora più alto, quello di essere la squadra più forte di sempre.

 

Come ci eravamo lasciati

Mike D’Antoni è stato nominato coach of the year. Più di un titolo, più di una gratificazione personale: la certificazione che l’esperimento della scorsa stagione è riuscito. Harden point-guard (PG) e playmaker. PG per essere un più efficiente playmaker, e soprattutto un giocatore più responsabile e meno “noioso”, riuscendo a passare da giocatore “sopportato” ad amato.

Questa è stata la prima visione. Poi lo sfruttamento del tiro da 3 come risultato di spacing, ritmo e caratteristiche dei singoli giocatori e della loro combinazione. Nel grafico sopra possiamo vedere il confronto tra le ultime tre stagioni: 2015-2016 (pre-D’Antoni), 2016-17 col “D’Antoni sistema”, e il 2017-2018 “la sfida dei Rockets”.

Rivoluzione nello scorso anno sottolineata da tentativi da 3, percentuale da 3, Offensive Rating, che hanno avuto un ulteriore incremento in questa stagione.

E oggi non sembra più l’idea di gioco di D’Antoni, ma il modo di giocare dei Rockets che la squadra ha fatto proprio.

C’è sempre Gordon a chiudere l’azione con un canestro da 3, nelle due clip. Nella prima vediamo la transizione alla velocità del Barba. Velocità che non è sprint e nemmeno un’accelerazione con la palla, ma è sorpasso della palla con gli altri quattro giocatori che hanno sprintato per essere pronti dietro l’amata linea da 3.

Nella seconda azione c’è la chiamata di uno schema, breve ovviamente. Gioco Bamberg per creare vantaggio e separazione dalla chiamata.

Amata linea da 3, per l’appunto, ma non solo amata. Anche efficiente. Nel grafico sotto (riferito alla scorsa stagione) vediamo il rapporto tra record di squadra e la percentuale da 3. Evidenziamo solo i loghi delle squadre che hanno giocato i play-off.

 

 

Paul e l’ultimo quarto

L’anno scorso c’è stato un Harden Point Guard e potenziale MVP, poi in estate è arrivato Chris Paul: si sono fatte analisi di ogni tipo, commenti in ogni direzione, numeri da analizzare per immaginare Harden lontano dalla palla (pensando che sia l’altro ad averla), e quanto i due potessero produrre per volume di tiri e per percentuale.

Il 45% sui tiri da 3 presi ricevendo un passaggio per Chris, il 39% per il Barba. Tutto bene quindi, ma si tratta di numeri riduttivi rispetto alla potenzialità. Bisogna immaginare come la taglia di Harden, dentro lo spacing dei Rockets, possa essere produttiva in termini di tagli, soprattutto quando è un altro Hall of Fame PG (Chris Paul) ad avere la palla in mano.

Immaginare anche come si possa occupare un territorio lontano dal Middle Range, non solo per finire con un jumper, ma anche per attraversarlo in modo pericoloso e aprire lo spazio per il taglio (e conseguente palla sopra al ferro di Capela)

Comparando il tipo di produzione di Paul tra la scorsa stagione con i Clippers e questa, l’unico dato in miglioramento (sì, in miglioramento) è quello dei tocchi. Meno tocchi e meno palleggi per tocco, cioè è un bersaglio meno prevedibile per la difesa. Un (evidente) less is more. Anche perchè Paul non ha ancora perso con i Rockets, 11 partite, 11 vittorie.

L’ultima vittoria a Portland i due (nella necessità di vincere nel quarto quarto, dopo che nelle precedenti otto partite i Rockets avevano vinto a braccia alzate, con uno scarto medio ben oltre la doppia cifra) hanno prodotto negli ultimi cinque minuti 14 punti e 3 assist (contro gli 11 dei Blazers) per ribaltare il risultato, con un 21-11 finale.

 

 

Prima e seconda penetrazione? D’Antoni va oltre. 

Paul e Harden giocano insieme con la chiara idea di una prima e poi di una seconda penetrazione nello stesso possesso. Questa la prima idea di – supposta – qualità. Facile, ma banale per Mike D’Antoni.

L’obiettivo di D’Antoni è avere sempre uno dei due in campo, come nel mantra suo e di Morey, (“avere sempre nei 48’ in Hall of Fame PG in campo”). E la produzione offensiva (punti segnati su 100 possessi) impressiona: 132 e 124 in singolo, 128 in doppio.

Nel grafico vediamo anche i 18 minuti insieme soprattutto nell’ultimo quarto: mai senza uno dei due in campo quando la partita c’è.

Non c’è solo distribuzione dei minuti, ma anche dei possessi: D’Antoni sceglie il possesso per uno o per l’altro. Scelta che passa per scelta logistica (come e chi controlla il rimbalzo) o per scelta tattica (chi scegliere di attaccare, per evitare – anche senza l’arrocco – il miglior stopper avversario contro l’isolamento).

Insomma quando hai due attaccanti di questa qualità, perché passarsi il pallone prima? Meglio andare subito a giocare le situazioni di gioco che producono davvero tanto (PPP di 1.29 dall’ISO di Harden e di 1.13 da P&R di Paul, includendo i passaggi)

 

Harden. Harden. Harden.

Photo by Sam Forencich/NBAE via Getty Images

L’anno scorso abbiamo visto l’esperimento, oltre il riuscito, del sistema di D’Antoni che prevedeva un Harden con la palla in mano, oggi c’è un nuovo obiettivo (dopo l’arrivo di Paul) da perseguire con l’ausilio di Mbah a Moute e Tucker, per sfidare i numeri uno. E prima di ogni imbarazzante (in senso positivo) statistica, notiamo come ogni obiettivo derivi dal fatto di essere dentro la squadra giusta, con il sistema di gioco giusto, per aggiungere nel momento giusto.

Solo immagini.

Ecco le giocate tipiche di Harden. Con la palla a metà campo, guarda Gordon uscire da un blocco per poi ricevere un blocco, forzare il cambio, e poi segnare una tripla punendo il mezzo passo del difensore dietro la linea da 3 punti.

Poi vediamo Harden in transizione, alla velocità del Barba, che accelera per concludere con il suo movimento.

Scelte difensive pensate e alternate. Drop, cioè il Big avversario dentro l’area nella prima clip: Harden forza il cambio sapendo già dove arrivare per costringere il Big ad una scelta e prendere un facile tiro.

Nella seconda azione invece vediamo Ice, ossia negare il blocco e spingerlo a destra: Harden parte, poi si ferma, scherza il difensore e sceglie come e dove tirare.

Oltre le letture è evidente il suo stato mentale: Superiore.

Stato mentale che ha un bersaglio, gli Warriors. In queste due clip vediamo differenti difensori contro di lui (Curry e Green) con diversa energia. Gli Warriors sentono di essere sfidati, ma il risultato è lo stesso: canestro e canestro.

 

 

E in difesa?

106.4 il Def. Rating dello scorso anno, 101.6 quello di quest’anno. Cambiamenti nel roster, aggiunta di due specialisti per taglia, e occupare spazi in difesa? Anche. Ma soprattutto la sensazione di poter essere i veri sfidanti di Golden State.

Tutti quelli che c’erano lo scorso anno hanno un rendimento difensivo migliore. Sanno che inseguire il momento giusto, si deve per forza passare anche dall’altra metà campo.

Idee, scelte e consistenza: quella che mostra un migliorato Capela.

Quelle che vediamo ora non sono due clip di attacco: due clip di durezza mentale.

Non sono due semplici giocate da copertina: la prima è di presenza a rimbalzo d’attacco, di presenza nel riaprire con decisione, nel seguire l’azione e nel finirla. Nella seconda dimostra di saper giocare, e con chi giocare: un blocco, la disponibilità attiva per l’hand-off, per poi concludere il tutto.

Miglioramenti. Con la testa.

Warriors avvertiti.