Milos Teodosic giocherà in NBA la prossima stagione. No, non è una notizia. Nemmeno un’anticipazione. Una speranza.

 

La sua visione come esperienza artistica.

Senza mancare di rispetto al genio di David Foster Wallace, e al suo Roger Federer come esperienza religiosa, la visione di Milos Teodosic è arte. Arte che combina occhi e mani, taglia e coraggio.

Arte che non trova spazio in una tela. Arte mobile, che ha bisogno di un luogo per esprimersi in movimento.

Il luogo è il campo. Per creare e disegnare quelle linee (non solo i passaggi, ma anche i tiri, la varietà di tiri). Più spazio Teodosic ha a disposizione, più la sua produzione può essere da ammirare e frequente, ma non inflazionata.

  1. Il campo NBA è più grande. Per dimensioni. E più allargato dalle regole difensive.
  2. Il suo tiro da 3 lo può allargare ancora di più.
  3. La verticalità dei giocatori non solo lo allarga, ma aumenta anche il volume.

Tiro da 3. Con piedi rapidissimi. Arresto ad un tempo per essere in un frame alto, oltre i suoi 196 centimetri. Da ricezione, senza abbassare il pallone e punendo subito i piedi dietro la linea da 3 del difensore, come si può vedere nella seconda clip. Dal suo palleggio.

Una qualità, che giocando il P&R diventa ancora più importante per ampliare lo spazio che la difesa deve coprire.

Attacca dal palleggio e trova fermandosi in un coin il tiro da 3. Castiga con sicurezza, sfida chi passa dietro, e sbilancia il lungo che ha cambiato. Insomma, pacchetto completo, a testa alta e salendo.

Testa alta per passare. Occhi che vedono dove noi non vediamo. E non solo passaggi da cliccare su Youtube, ma passaggi che rendono efficiente, molto efficiente, il suo P&R, sapendo passare in ogni modo e in ogni direzione.

Primo passaggio senza palleggio. Da fermo. Velocità di mani e occhi. Secondo passaggio da palleggio, sul posto -fermato dalla difesa – ma passaggio che attacca. Immaginiamo il campo più largo, e speriamo.

E anche muovendosi in palleggio l’arte di Teodosic significa saper passare nel momento giusto (come nella prima clip) e nel tempo e nel modo giusto (seconda clip, aspettando la presa di posizione del compagno, e poi schiacciando a terra).

Significa anche saper passare a tutti (il lungo che taglia, come abbiamo visto) i tiratori fuori dalla linea da 3 punti. Sia attaccando a destra, sia attaccando a sinistra. Non è poco, è tutto.

Visione e tiro da 3, o forse tiro da 3 e visione, allargano il campo. Rendono ancora più possibile disegnare opere in movimento.

In questo grafico vediamo come i tentativi da 3 e gli assist si relazionano. In rosso le sconfitte, in verde le vittorie corrispondenti alle differenti combinazioni.

Interessante il volume sia dei tiri da 3 che degli assist. Grafico da guardare, anche per la propria curiosità. Non esce un dato che dica qualcosa? Stiamo parlando di un artista.

 

Ruolo nella sfida

Dejan Bodiroga, Juan Carlos Navarro, Vassilis Spanoulis, tre campioni, il primo non ha mai pensato un giorno di andare in NBA. Gli altri due ci hanno giocato, una sola stagione, per tornare poi in Europa dove – oltre ad essere campioni – si sentono a casa.

Senza passare per un’analisi tecnica (e atletica), i tre non sentivano la sfida. Punto. Teodosic deve averla perché la sua visione sia anche in NBA esperienza artistica, e non ghirigoro pasticciato. E chi lo vorrà firmare deve pensare per lui un ruolo che lo faccia sentire importante e gli faccia sentire la sfida: un ruolo da titolare.

 

Indipendentemente dai minuti

Guardate qua il rendimento di Teodosic prendendo come dato il Game Score (una formula creata da quel genio – sì anche lui – di John Hollinger, attuale Vice-Presidente del Basketball Operations a Memphis, per misurare la produzione di un giocatore nella singola partita) e le differenti fasce di minuti di gioco.

Due appunti. Tra i 26-30 minuti è più “stabile”. É Significativo il miglioramento da una stagione all’altra quando i minuti sono oltre i 30. Insomma più efficienza, senza la necessità di produrre solo se sempre in campo.

 

E se Sergio Rodriguez….

Confronto tra la produzione di punti (e da dove arrivano, tiri da 3, tiri da 2 e tiri liberi) tra Milos Teodosic e Sergio Rodriguez.

Sergio Rodriguez in Nba segna un po’ meno che al Real. Meno punti da tiri liberi (forse anche perchè in NBA non vale il “farla vedere bene”, fortunatamente è flop). Teodosic segna di più in Europa di quanto segnava Rodriguez.  E se la differenza fosse la stessa di Rodriguez come media punti in NBA, significherebbe un bottino che darebbe credito verso l’esterno, e forza dentro di lui. Banale, ma non troppo.

E proiettando la produzione della loro partita, ecco i tentativi da 2, da 3 e tiri liberi sui 40’, per annullare la differenza di minuti di gioco.

Quindi anche come volume di gioco, Rodriguez mantiene quasi lo stesso che aveva in Europa. E se Teodosic mantenesse il suo delle ultime due stagioni anche l’anno prossimo in NBA, beh allora ci sarebbe davvero da sperare che Milos la voglia questa sfida. Per ammirarlo.

 

C’è anche la difesa…

Teodosic non brilla in difesa. In Europa il piano partita degli avversari ha spesso come uno dei punti principali quello di attaccarlo in ogni situazione. Ruolo in attacco e sfida saranno componenti importanti anche in questa direzione.

Sfida per non essere subito marchiato in negativo. Sentirsi importante in attacco per sentire credito da “difendere”.

Photo/Michael Perez

E poi se si ha Embiid alle spalle si può anche lasciare un vantaggio, basta che sia piccolo. E magari Embiid non è nemmeno un nome a caso…

 

Speriamo e deliziamoci.

 

 

 

Grafici a cura di Fabio Fantoni