grafica di Emanuele Venturoli
articolo di Marco Munno, Donatello Viggiano e Mario Castelli
grafici interattivi di Fabio Fantoni

 

 

di Mario Castelli

La data cerchiata in rosso sul calendario degli addetti ai lavori e degli appassionati è ormai arrivata: terminata la stagione regolare, questo sabato inizieranno i confronti fra le magnifiche otto che si giocheranno la possibilità di laurearsi Campione d’Italia 2018/2019.

Liquidare in fretta e furia però la regular season appena conclusa sarebbe riduttivo rispetto a quanto visto sul campo; questa sarà infatti destinata ad essere ricordata negli anni a venire, soprattutto per una serie di cifre e di curiosità statistiche che l’hanno resa abbastanza singolare nel contesto della storia recente del nostro basket.

Innanzitutto perché quest’anno la quota necessaria per raggiungere i playoff è stata alta come non si vedeva da tempo. Anzi, come non si era praticamente mai vista: Varese e Cantù sono rimaste eliminate dalla corsa ai primi otto posti nonostante abbiano chiuso la stagione con 32 punti (16 vittorie e 14 sconfitte). Prima di quest’anno, nella Serie A con la formula a 16 partecipanti, non era mai successo che una squadra rimanesse fuori dai playoff con un record positivo. In assoluto, negli oltre 40 anni di storia dei playoff di Serie A, fino a pochi giorni fa solo una squadra non aveva disputato la postseason nonostante avesse vinto più di metà delle partite: si trattava della Virtus Bologna, che nel 2005/06 terminò nona nonostante un bilancio di ben 19 vittorie e 15 sconfitte in un campionato a 18 squadre. Quest’anno invece, come detto, è accaduto addirittura a due di loro contemporaneamente.
A livello individuale, sono addirittura rimasti fuori dai playoffs i migliori cinque realizzatori del campionato (Gaines, Blackmon, McCree, Jefferson e Avramovic), i primi tre rimbalzisti (Mockevičius, Cain e Krubally) e il miglior assistman del torneo (Luca Vitali).

Ma questa stagione regolare ci ha anche raccontato di un boom offensivo che non si vedeva da tempo nel nostro basket. Come abbiamo visto anche in NBA, ultimamente l’evoluzione del gioco sta andando nella direzione di un basket sempre più ad alto punteggio, con tanti possessi e ritmi più elevati rispetto al passato recente. Nella regular season conclusasi poco più di un mese fa oltre oceano, la media punti generale è risultata essere più alta rispetto a quella della stagione precedente per il quinto anno consecutivo. Solo cinque anni fa in NBA le squadre segnavano in media 100.0 punti a partita, quest’anno questa cifra è arrivata a quota 111.2, ben 4.9 punti di media in più rispetto alla passata stagione e la più alta in assoluto da ben 48 anni (furono 112.4 nel 1970/71).
Nel nostro piccolo, anche la Serie A si è accodata a questo trend. Fin dalle prime giornate di campionato è stato chiaro, sia attraverso il gioco che attraverso i numeri, che si stesse giocando a ritmi più alti e si stesse segnando di più rispetto a quanto si fosse visto negli ultimi anni. Giunti al termine delle 30 giornate che hanno stabilito i verdetti, anche le cifre sono diventate ufficiali e ci confermano in maniera chiara questa tesi.

Facciamo una piccola premessa: in questa stagione ben due partite, Pistoia-Milano della diciottesima giornata e Sassari-Cremona della ventesima giornata, sono state omologate con un punteggio di 20-0 a tavolino, nelle due fattispecie in favore della Oriora e della Vanoli. Ovviamente negli archivi ufficiali verranno riportate per sempre con quel punteggio, ma per evitare di “drogare” in negativo ingiustamente le cifre di quattro squadre (che ovviamente non avevano fornito prestazioni offensive da 20 o addirittura 0 punti segnati), per i nostri numeri abbiamo conteggiato i risultati realmente maturati sul campo, ovvero l’81-91 del PalaCarrara e il 100-105 del PalaSerradimigni.

Come detto, anche in Serie A quest’anno si è vissuto un netto incremento della produttività offensiva. L’anno scorso vennero realizzati 38.524 punti totali, quest’anno ne sono stati segnati 39.660, oltre mille in più per un incremento di quasi il 3%. La media punti generale per squadra è salita dagli 80.3 punti della passata stagione agli 82.6 della regular season appena terminata, con un aumento superiore ai due punti per singola squadra. Proprio il campionato 2017/18 aveva segnato un ritorno ad una media punti oltre quota 80 per la prima volta dopo 10 anni: nel 2007/08 le 18 squadre di Serie A conclusero la regular season attestandosi su una media di 80.5 punti, ma nelle successive nove stagioni in fila si era sempre chiuso con un 7 davanti come prima cifra. Quest’anno le cifre della stagione passata sono state ulteriormente ritoccate verso l’alto, arrivando a raggiungere livelli che non si vedevano da ben 15 anni: l’ultima volta che le squadre di Serie A avevano segnato di più risale al 2003/04, quando le 18 formazioni che presero parte a quel campionato segnarono in media 83.1 punti.
Sempre a quella stagione risaliva anche l’ultima volta che una squadra aveva segnato 90 o più punti di media: quest’anno ci è riuscita l’Armani Exchange Milano, che ha segnato 2700 punti in 30 partite, esattamente 90.0 punti ad ogni impegno di campionato, mentre l’ultima squadra a raggiungere questo traguardo era stata proprio 15 anni fa la spumeggiante Teramo di Franco Gramenzi, con in campo Mario Boni, Tyrone Grant, Keith Carter e Doremus Bennerman, che chiuse a 91.1 la stagione 2003/04.


Ovviamente i numeri di Milano hanno aiutato a raggiungere nuovamente vette che non si vedevano da anni, ma in realtà questo aumento della prolificità ha toccato la maggior parte delle squadre del campionato. A tal proposito ci sono due cifre che aiutano ulteriormente a comprendere questo punto di vista: quest’anno il peggior attacco, quello dell’Oriora Pistoia, ha comunque messo assieme 77.1 punti di media, mentre ben 10 squadre su 16 hanno superato gli 80 punti di media a partita. Analizziamo il primo dato: solo tre stagioni fa Pistoia, con questi 77.1 punti che quest’anno le sono valsi il virtuale ma non invidiabile titolo di squadra meno prolifica del campionato, sarebbe stata l’ottavo attacco della serie A su 16 squadre. In questa stagione invece tutte le altre hanno fatto meglio di lei. Per ritrovare l’ultimo campionato in cui tutte le squadre partecipanti avevano segnato almeno 77 punti a partita, dobbiamo tornare indietro di 14 anni, quando nel 2004/05 la Bipop Carire Reggio Emilia chiuse come ultimo attacco nonostante i suoi 78.1 punti di media. Anche il secondo dato ci aiuta a capire come quasi tutte le squadre abbiano fatto un passo avanti dal punto di vista offensivo: 10 formazioni diverse oltre gli 80 punti di media non si vedevano a loro volta da metà del decennio scorso, per la precisione dal 2005/06, quando allora ben 13 squadre su 18 (il 72,2%) riuscirono a valicare questo muro. Da lì in poi mai più di metà delle partecipanti aveva segnato così tanto, toccando il minimo con le due sole squadre (Siena e Sassari) oltre gli 80 punti sulle 17 totali del campionato 2011/12, per poi risalire fino a raggiungere il 50% dell’anno scorso (8 su 16) e infine il 62,5% di quest’anno, con le già citate 10 squadre su 16.


Ovviamente per segnare così tanto le strade sono due: o tirare meglio o tirare di più. In questo caso il percorso che seguono i nostri numeri è sicuramente il secondo. Abbiamo preso in esame le cifre di quest’anno e le abbiamo paragonate a quelle di dieci anni fa. Se andiamo a guardare solo i dati delle percentuali, sappiamo che nel 2008/09 le squadre di Serie A tiravano meglio da due (52,96% contro 51,74%), meglio da tre (36,51% contro 35,16%) e meglio ai liberi (72,99% contro 72,40%), eppure segnavano ben 3.5 punti in meno a partita. Anche l’anno scorso e perfino nella stagione 2011/12 (quella con la media punti più bassa nel nuovo millennio e con le famose due sole squadre su 17 oltre gli 80 punti di media) due voci su tre presentavano percentuali migliori rispetto a quelle di questa regular season, eppure si segnava sensibilmente meno. Questo perché si è alzato il numero dei possessi e quello dei tiri: quest’anno ben cinque squadre hanno tentato più di 2000 tiri dal campo, mai erano state così tante da quando la Serie A è a 16 squadre. Dai 60.1 tiri dal campo a partita che si tentavano di media dieci anni fa, si è passati ai 64.2 dell’anno scorso fino ai 65.7 di quest’anno, ben 1.5 di media in più rispetto a 12 mesi fa e addirittura 5.6 in più rispetto al 2009. In totale, sempre esaminando il 2009 e il 2019, con lo stesso numero di squadre partecipanti e lo stesso numero di partite giocate, quest’anno sono stati tentati la bellezza di 2694 tiri totali in più (31.547 contro 28.853, un incremento del 9,34%).

Come si suol dire, però, non è tutto oro quello che luccica. Nonostante quest’anno si siano registrati tanti punti e tanti tiri come non se ne vedevano da molti anni, le cifre dei giocatori italiani hanno stentato a decollare. Il miglior marcatore italiano del campionato è stato Awudu Abass, che grazie a un girone di ritorno straordinario (14 volte su 15 in doppia cifra, 17.5 punti di media) è riuscito a scavalcare Pietro Aradori, impedendo al capitano della Virtus di chiudere in testa in questa categoria statistica per la terza volta in carriera dopo il 2010 e il 2017. Eppure, a dispetto delle eccellenti prestazioni della seconda metà di campionato, Abass ha chiuso con 13.9 punti a partita al 19esimo posto nella classifica generale dei realizzatori della Serie A. Analizzando le ultime 20 stagioni di campionato, solo una volta il top scorer italiano aveva raccolto meno punti (Davide Pascolo nel 2015/16 con 13.6 di media) e sempre in una sola altra occasione era finito più distante dalla vetta (Massimo Bulleri 29° nella classifica marcatori generale del 2005/06).


Del resto, sempre basandoci sui numeri, anche quest’anno le società si sono affidate in maniera “prudente” ai giocatori nostrani. Vuoi perché tanti dei migliori italiani ormai giocano all’estero (la nostra Serie A non ha più il potere economico di 15-20 anni fa), vuoi perché la necessità di fare risultato spesso impone di preferire un giocatore straniero già più pronto all’uso rispetto a uno italiano da far crescere e sviluppare, ma in questa stagione 13 squadre su 16 hanno deciso di optare per la formula 6+6 (ovvero sei giocatori italiani e sei stranieri senza differenze tra comunitari ed extracomunitari), scegliendo di spendere 40mila euro di luxury tax e di non concorrere al premio economico per l’utilizzo degli italiani, pur di poter usufruire di un sesto straniero. Le uniche tre squadre che hanno deciso di mantenere la formula 5+5 con soli cinque stranieri, e che si sono quindi divise i soldi messi in palio dalla Legabasket (previsti inizialmente per le cinque squadre che offrivano il maggior minutaggio ai giocatori di formazione italiana, ma ovviamente poi spartiti in tre vista la mancanza di altre pretendenti) sono state Brescia, Trento e Cremona. Le ultime due squadre citate, nonostante un roster con uno straniero in meno, sono anche riuscite a qualificarsi per i playoff, mentre la Leonessa, che invece è rimasta fuori, si è potuta consolare con la fetta più ampia di questo premio economico. Brescia, che dopo l’addio di Mika ha proseguito a giocare per metà campionato con solo quattro stranieri (addirittura tre nel lungo periodo dell’infortunio di Cunningham), è stata ovviamente la squadra che ha offerto più minuti ai giocatori italiani, il 51,52% di quelli totali, e che ne ha ricevuto la maggior quantità di punti, 1137 sui 2408 realizzati in totale, ovvero il 47,22%. Complessivamente sono state solo tre le squadre che hanno utilizzato giocatori italiani per oltre il 40% dei minuti disponibili (la stessa Brescia, Reggio Emilia e Trento) così come le stesse tre squadre sono state le uniche ad avere almeno un terzo dei propri punti garantiti da giocatori di nazionalità, formazione o passaporto italiano. Guardando invece al totale del campionato, i giocatori italiani sono stati in campo nel 31,83% dei minuti e hanno contribuito al 25,89% dei punti segnati. Su 16 squadre, solo in una un italiano è stato il più utilizzato per media minuti o il miglior marcatore per media punti: in tutti e due i casi si tratta di Awudu Abass, ovviamente alla Germani Brescia, leader in entrambe le voci con 31.5 minuti di media e i già citati 13.9 punti a partita. In realtà ci sarebbe un altro giocatore italiano che ha giocato più minuti e segnato più punti di tutti i suoi compagni, vale a dire Riccardo Cervi a Reggio Emilia, ma questo solo per via della caotica situazione di porte girevoli degli stranieri della Grissin Bon in questa stagione, dato che si sono alternati in 12: leggendo invece i dati medi a partita, tra i 21 giocatori differenti mandati in campo dalla Reggiana, Cervi scivola al decimo posto per minuti di impiego e al nono per punti a partita.


Ora cominciano i playoff, dove le partite diventano più tese e la posta in palio più importante. Ovviamente durante la postseason le cifre tendono a scendere, come testimoniano anche i numeri dell’anno scorso: dopo gli 80.3 punti di media della stagione regolare, le otto migliori squadre del campionato segnarono invece 78.9 punti a partita. Quest’anno la base dal quale si parte è ancora più alta. Riuscirà questa stagione a continuare a stupirci, confermando numeri che non si vedevano da 15 anni a questa parte?

 

Vediamo ora in dettaglio quali saranno le compagini a contendersi lo Scudetto.

 

8 – AVELLINO

di Donatello Viggiano

La qualificazione ai playoff acciuffata in extremis salva parzialmente una stagione partita con ben altri presupposti e non senza problemi di varia natura. Superata la prima tempesta, coincisa con l’addio di Norris Cole sommato ai guai fisici di Costello, la Sidigas ha sfruttato l’esplosione di Keifer Sykes (passato dai 10.7 punti, 2.9 assist e 32.3% da 3 in coppia con Cole ai 20.4 punti, 4.7 assist, 42.1% da 3 senza di lui) e il delinearsi di nuovi equilibri che l’avevano rilanciata – nonostante il -46 di Trieste – sul finire di girone d’andata: cinque vittorie consecutive, compresa quella casalinga del 30 Dicembre con Milano (85-81), prima sconfitta in questo campionato dell’Armani Exchange, hanno permesso ai lupi dell’Irpinia di virare in seconda posizione alla boa di metà stagione.

 

Che partita ieri al PalaDelMauro‼️😍
Abbiamo chiuso l’anno nel migliore dei modi… adesso sotto con nuove sfide 🐺💪

Ecco gli highlights del match 🆚 Olimpia Milano ✨

#TuttoUnAltroSport #Scandone70 #BornIn1948

Pubblicato da S.S.Felice Scandone Avellino 1948 su Domenica 30 dicembre 2018

 

Nell’occasione per Sykes 31 punti e 7 assist

 

Ne è seguito, però, complici anche gli infortuni di Young, Nichols e il prolungarsi di quello di Costello, un rendimento di nuovo altalenante, con l’ondivaga partita di Coppa Italia a Firenze contro Brindisi – dal 17-36 al 78-62 segnando 40 punti nel terzo quarto, salvo poi perdere nel finale – perfetto emblema di una squadra ricca di talento, ma sempre troppo incostante anche nel corso della stessa sfida. Un ritmo che è costato, dopo un inizio promettente (cinque vittorie nelle prime sei gare) anche l’eliminazione, sia pur per classifica avulsa ma dopo quattro sconfitte in fila, dal girone eliminatorio della Champions League e la relativa decisione di non partecipare alla FIBA Europe Cup di cui era stata finalista lo scorso anno.
Nel girone di ritorno ha vinto appena cinque volte – solo Reggio Emilia, Pesaro e Pistoia hanno fatto peggio – con le dimissioni di Vucinic seguite alla rimonta subita con Trieste e l’avvicendamento con Maffezzoli. Anche il Pala Del Mauro, violato cinque volte in stagione, deve tornare ad essere un fortino inespugnabile per protrarre il più a lungo possibile la serie con Milano, già fatta soffrire, tuttavia, anche nella gara di ritorno nonostante la sconfitta (85-79) e battuta dodici mesi fa nell’occasione del leggendario canestro di Filloy.

Buzzer beater Filloy, Milano – Avellino

Questa mattina il buongiorno ve lo diamo così…
Game over? Non per Ariel Filloy 🔥
#WeAreWolves 🐺💚 #Scandone1948 #TuttoUnAltroSport

Pubblicato da S.S.Felice Scandone Avellino 1948 su Lunedì 20 novembre 2017

Ariel semplicemente magico

 

 

7 – TRIESTE

di Donatello Viggiano

Al pari di Brindisi, probabilmente la più bella sorpresa di questa stagione, tornata a quattordici anni di distanza nella massima serie. Il rientro in Serie A ha visto Trieste conciliare la classe ed esperienza di Peric, Wright e Cavaliero e l’entusiasmo dei debuttanti Mosley e Knox, vincendo le scommesse dei ritorni nella massima serie di Sanders, Strautins e Fernandez.

Inoltre, nella seconda metà di stagione al roster è stato aggiunto il talento del più piccolo dei fratelli Dragic, con Zoran nel girone di ritorno a risultare capocannoniere di un attacco giuliano dalla assoluta eccellenza nel corso dell’intero torneo (3° per punti segnati, 2° per percentuale da 2 punti, 1° per percentuale da 3 punti, 3° per assist a gara, con ben 95.9 punti di media nelle vittorie e 78.5 di media nelle sconfitte). A proposito del girone di ritorno, infine, da segnalare nella sua ultima parte anche il maggior contributo alla causa di Da Ros, alla prima stagione nella massima serie dopo quella d’esordio di 11 annate fa.

Azione Trieste

La stoppata decisiva di Matteo Da Ros che conduce l’Alma Pallacanestro Trieste alla vittoria!
Rivivi le emozioni della gara del PalaDelMauro sul nostro sito www.legabasket.it
#TuttoUnAltroSport

Pubblicato da LBA – Legabasket Serie A su Martedì 9 aprile 2019

Da Ros fondamentale nel finale del match che ha definitivamente sancito l’utile vantaggio nel tiebreaker con Avellino

Pur subendo un calo fisiologico nel finale, coinciso con tre sconfitte in fila che le hanno fatto perdere una posizione dover aspettare l’ultima giornata per essere certa dei playoff, l’Alma – di nome e di fatto, per lo straordinario attaccamento dimostrato dal pubblico nel momento dell’arresto del presidente Scavone – ha saputo imporre anche spettacolo (ben sei, tutte in casa, le gare con 100 o più punti segnati) e personalità (sei le vittorie in trasferta), infiammando l’Allianz Dome.

Grazie popolo biancorosso!

VOI SIETE LA NOSTRA FORZA.
Perchè #soloinsiemesiAMOtrieste. ❤️⚪️🔴

Pubblicato da Alma Pallacanestro Trieste su Venerdì 10 maggio 2019

Viscerale l’attaccamento fra squadra e tifoseria

 

 

6 – TRENTO

di Donatello Viggiano

Era partita con cinque sconfitte, ma anche quest’anno sarà ai playoff, come in tutte le altre quattro precedenti partecipazioni alla massima serie: a nessuno era riuscita questa impresa, dopo aver cominciato così male.

Il ritorno dopo gli stentati inizi di Aaron Craft, playmaker che tanto bene aveva fatto nella sua prima avventura a Trento, ha subito contribuito a raddrizzare le sorti stagionali, con i primi 2 punti in classifica conquistati contro Brescia nella sesta giornata.

Il canestro della vittoria di Aaron Craft

Non lo avete ancora visto? Eccolo qua in tutta la sua bellezza: il canestro della vittoria di Aaron Craft!

Primi due punti in LBA – Legabasket Serie A!

#WeDieHard

Pubblicato da Aquila Basket Trento su Sabato 10 novembre 2018

Subito per Craft anche il canestro decisivo

Poi quattro vittorie consecutive, ma soprattutto nove vinte su dieci ad inizio girone di ritorno – compreso il colpo al Taliercio (81-77) hanno posto le basi per la conquista del sesto posto (con sole 2 possibilità su 32 di conquistarlo alla vigilia dell’ultima giornata del torneo) e quindi dell’ennesima partecipazione alla post-season, che offre la rivincita dello scudetto di due anni fa, quando Toto Forray e compagni cedettero in sei partite alla Reyer campione d’Italia; una partenza diesel ormai consuetudine per l’Aquila, che dopo i 12 punti a valergli il 10° posto in classifica a fine girone d’andata, in quello di ritorno ne ha conquistati ben 22, più di tutti al pari solo di Cantù.

Merito di un attacco equilibrato, con quattro uomini mediamente in doppia cifra (i trentini di lungo corso Marble-Hogue-Craft-Gomes) cui si aggiungono i 9.3 di Flaccadori, e di un rendimento esterno cresciuto sensibilmente, con cinque delle sette vittorie – nessuno ha fatto meglio – lontano dalla BLM Group Arena arrivate nella seconda metà di campionato. Nelle diciassette partite vinte, solo in tre circostanze ha concesso 80 o più punti alle avversarie, con Craft nominato Miglior difensore del campionato a spiccare; la stessa intensità è la caratteristica che gli uomini di Buscaglia cercheranno di riproporre nei playoffs, in cui come solito si propongono quale mina vagante.

I canestri della rimonta a San Pietroburgo

Sembrava finita. SEMBRAVA!
Godetevi alcune delle giocate più belle dei bianconeri per completare l’impresa in Russia. Domenica le emozioni del grande basket tornano a Trento: vi vogliamo tutti alla BLM Group Arena per Dolomiti Energia Trentino vs. Banco di Sardegna Sassari!

#WeDieHard

Pubblicato da Aquila Basket Trento su Venerdì 23 novembre 2018

In stagione hanno già dato prova del proprio carattere con l’eccezionale rimonta dal -22 in Russia in Eurocup

 

 

5 – BRINDISI

di Marco Munno

Alzi la mano chi pensava ad un campionato di alto profilo per la compagine pugliese a settembre. Tante erano le scommesse nel roster a disposizione di coach Vitucci, intorno alle uniche certezze rappresentate da Banks e Chappell; tuttavia, gli azzardi di Simone Giofrè, nominato Miglior dirigente della stagione, sono stati ripagati (tranne in casi di forza maggiore, vedasi infortuni a Clarke prima e al suo sostituto Walker poi) e Brindisi è andata ben oltre quanto immaginato ad inizio annata.

Moraschini buzzer beater nella vittoria di Trento

Istanti che entrano nella storia del basket brindisino 🏀

Condividere e conservare tra i ricordi più belli: questo è lo sport, questo è il basket, questa È BRINDISI 💙
Riccardo Moraschini DA TREEEEEEEEE #ForzaBrindisi

Credits: Eurosport

Pubblicato da Happy Casa Brindisi su Domenica 13 gennaio 2019

Metafora del rendimento oltre il previsto è il miracolo sulla sirena di Moraschini contro Trento

John Brown III dopo le esperienze in A2 a Roma e Treviso si è dimostrato pronto per incidere sotto canestro anche nella massima serie nonostante la taglia grazie al suo dinamismo, che gli è valso il premio di Giocatore più spettacolare in Coppa Italia (dove è risultato uno dei migliori realizzatori di sempre in singola edizione di Final Eight, dopo i soli Alphonso Ford, Maurice Evans e Lynn Greer) e quello di Giocatore Rivelazione in campionato.
Riccardo Moraschini ha disputato la miglior annata della sua carriera, con il meritato premio di Miglior italiano della stagione a coronare l’assunzione di un ruolo da protagonista nella squadra.
Nonostante la fortuna avversa con i guai fisici di Clarke e Walker, sommando l’apporto dei due ragazzi alla concretezza di Gaffney, alla solidità di Chappell, ad un buon contributo di Zanelli, Rush e Wojciechowski i pugliesi non hanno certo voglia di fermarsi al ragguardevole quinto posto. Anche ai playoffs perciò nei momenti caldi si aggrapperanno alla propria stella: tornato in questa stagione in quel di Brindisi, Adrian Banks non ha certo deluso, con 15.2 punti a gara a farne come di consueto il capocannoniere della squadra (meno realizzatore ma più presente a tutto tondo, visto il massimo personale in Italia raggiunto di rimbalzi e assist), comprensivi di una serie di canestri che hanno deciso svariati finali di gara.

Se chiedete ai tifosi pugliesi il loro preferito però risponderanno Adrian, invece di Derrick

 

 

4 – SASSARI

di Marco Munno

Quella sarda è la squadra che arriva più in palla all’appuntamento, con una striscia aperta di 16 vittorie consecutive tra campionato e FIBA Europe Cup, conquistata per divenire il primo trofeo continentale nella bacheca della società.

La stagione della Dinamo si può dividere in due tronconi. Prima dell’arrivo di coach Pozzecco, complice anche l’infortunio di Smith, l’amalgama fra le varie armi a disposizione ha faticato a crearsi; le perdite del giocatore dal maggior utilizzo Petteway e di quello dal maggior talento nonchè capocannoniere sardo Bamforth (il primo tagliato e il secondo infortunato fino al termine della stagione) rendevano ancora più confuso il quadro generale.
Con il cambio di coach, però, la svolta è arrivata sin dall’esordio avvenuto in Coppa Italia.

#DinamoTV | Venezia – Dinamo Banco di Sardegna THE MOVIE F8

Reyer Venezia – Dinamo Banco di Sardegna: THE MOVIE

(Powered by Banco di Sardegna)

Pubblicato da Dinamo Sassari Official su Sabato 16 febbraio 2019

Rimonta da -20 sulla favorita Venezia con chiusura vincente all’ultimo tiro di Cooley

Le gerarchie si sono stabilite e consolidate. Sotto canestro la potenza del granitico lungo vecchio stampo Jack Cooley e l’atletismo dell’ala azzurra Polonara si integrano alla perfezione con l’energia di Rashawn Thomas, autore fra l’altro di una delle migliori prestazioni di sempre nel percorso stagionale in FIBA Europe Cup (con 43 punti e 57 di valutazione, record assoluti per la competizione). Nel reparto degli esterni il canadese Pierre ha trovato la definitiva continuità, affiancando la sua produzione a quella di un ristabilito Jaime Smith; a spiccare inoltre l’ascesa di Marco Spissu, autore di diversi tiri decisivi.

Passato in breve dalla tranquillità del suo ritiro a Formentera all’escalation in quel di Sassari, Pozzecco ha dichiarato di puntare al successo finale, lasciandosi forse trascinare un pò troppo dal fervore; ma d’altro canto, nel quinquennio successivo alla striscia di Siena, qual è l’unica squadra ad aver vinto lo scudetto diversa dalle più ricche Milano o Venezia?

Gianmarco Pozzecco sbanca Milano e festeggia coi tifosi di Formentera

Vince a Milano e festeggia con gli amici di Formentera: Gianmarco Pozzecco al suo meglio 😎🎉🏀

Pubblicato da Eurosport su Domenica 7 aprile 2019

In fondo Poz è rimasto uno di cuore, come quando si è commosso alla vista dei tifosi arrivati da Formentera

 

 

3 – VENEZIA

di Marco Munno

Non si può non riservare il massimo della considerazione ad una squadra dalla continuità della Reyer Venezia, compagine titolare dopo l’Olimpia Milano della più lunga striscia aperta di presenze nelle semifinali scudetto (4 di fila, con il terzo titolo della propria storia dopo l’ultimo di 74 anni prima compreso nel filotto).

La ricetta lagunare per tentare il successo si basa essenzialmente su due ingredienti: applicazione difensiva e condivisione di responsabilità offensiva.

Per quanto riguarda la propria metà campo, la Reyer risulta essere la migliore: minor numero di punti subiti con 75.2 a gara, peggior percentuale al tiro dal campo concessa agli avversari con il 43%, prima per defensive rating della Serie A. La candidatura di Julyan Stone al premio di Miglior difensore della Serie A è solo la punta dell’iceberg di un gruppo che si muove compatto, in difesa come in attacco, come testimonia il secondo valore in assoluto del torneo per assist e il primo per percentuale di canestri assistiti.

In un contesto di tale ripartizione di oneri ed onori, rispecchiata da minutaggi superiori agli 11 minuti di gioco per ben tredici elementi durante questa stagione, la peggior stagione in Italia dal punto di vista dei punti messi realizzati (12.3) e di percentuale al tiro da 2 punti (43.2%) di Austin Daye è bilanciata da quella migliore per le medesime voci (15.3 e 70.1%, migliore percentuale dell’intera Serie A) di Mitchell Watt, uno dei candidati ad MVP del campionato.
In compenso, una delle maggiori certezze della squadra resta Mike Bramos: l’americano naturalizzato greco rimane un giocatore che non sarà il più appariscente nel corso delle intere gare, ma – come testimonia il sorpasso su Dalipagic nella graduatoria all time di triple realizzate in maglia Reyer – quando ci sarà un tiro importante da mandare a bersaglio si farà trovare sempre pronto.

A|X Milano – Umana Reyer: Michael Bramos wins it at the buzzer

⏱🏀
Michael Bramos.
Ancora lui.
Sempre lui.
Allo scadere.
#ForTheWin #BigTimeWin #TeamWin
#Reyerneverstops #NeverGiveUp
#ArrendersiMai
🎥 Eurosport

Pubblicato da Reyer Venezia su Domenica 17 marzo 2019

Anche in tap in, non proprio la sua specialità, è risultato già decisivo pure in questa stagione

O meglio, quasi sempre…

“MI-CHAEL-BRA-MOS… no”

 

 

2 – CREMONA

di Marco Munno

Si sarebbe potuta appiccicare l’etichetta di outsider alla squadra di Cremona se la Vanoli non avesse dato più volte prova di nutrire legittime ambizioni durante questa annata; la conquista della Coppa Italia a febbraio è stata la ciliegina sulla torta di quella che ad ora è la miglior stagione mai disputata dal club.
Su di essa è marchiata a fuoco l’impronta di gioco del coach della Nazionale nonchè premiato come Miglior allenatore del campionato Meo Sacchetti, con il suo spumeggiante run’n’gun ad esaltare le platee e le qualità dei singoli come il Drew Crawford eletto MVP della Serie A.

Travis Diener & Drew Crawford : 3 points

Il capitano riesce ancora a lasciarci senza parole… 👀👻 Magico TD7
#vanolicremona #cremona #vanolifamily

Pubblicato da Vanoli Basket Cremona su Venerdì 15 febbraio 2019

Sotto la guida di Sacchetti, Diener spettacolare ad innescare i tiratori… s’era già visto da qualche parte?

Associare la Vanoli solamente al tratto distintivo delle squadre coach Meo, ovvero l’utilizzo del tiro da 3 punti in cui è comunque primatista in campionato per numero di tentativi a partita dopo Varese (fuori però dalla postseason), sarebbe riduttivo.
Cremona è infatti come prevedibile nella top 5 stagionale per offensive rating, ma anche per defensive rating. Merito della fisicità assicurata in entrambe le metà campo fra gli esterni dalla coppia composta da Crawford e Sauders e sotto canestro da Mathiang; l’atletismo associato alla taglia dei tre, coadiuvati da Aldridge, permette alla squadra di tenere un ritmo alto per l’intera gara (il 4° in assoluto del campionato) gestito dal mix composto dall’esperienza di Diener e la freschezza di Ruzzier.

Dalla panchina inoltre, ma non certo semplici riserve, si alzano anche Giampaolo Ricci e Vojislav Stojanović, assicurando difesa e punti, ampliando con la loro versatilità le soluzioni a disposizione del coach.

Dopo il primo trofeo della storia societaria, col secondo posto nella stagione regolare è arrivato anche il miglior piazzamento mai raggiunto: Sacchetti ha provato a fare da pompiere per spegnere i facili entusiasmi , ma ci sono tutti gli elementi per raggiungere il proprio massimo storico anche nei playoffs, dove Cremona registra sinora due eliminazioni al primo turno su due partecipazioni con una sola vittoria all’attivo. E la Vanoli potrebbe non fermarsi solo a quello…

 

Questo non era previsto! 😂😂😂
Scusate scuola media Campi, il nostro Mango provvede subito ad acquistare un canestro nuovo! 😬❤️
#vanolifamily #vanolicremona #tenyearstogether

Pubblicato da Vanoli Basket Cremona su Venerdì 5 aprile 2019

Senza dimenticare però che la potenza è nulla senza controllo

 

 

1 – MILANO

di Marco Munno

C’è poco da girarci intorno: l’obiettivo stagionale per Milano è sempre stato quello di consolidare il primato in patria e cominciare ad ottenere soddisfazioni anche in ambito europeo. Si chiedeva un dominio in Italia e in effetti per la prima parte dell’annata di dominio si è trattato: oltre alla conquista della Supercoppa Italiana antipasto di stagione, l’Armani Exchange ha concluso il girone d’andata con 14 vittorie e 1 sconfitta, segnando 90.6 punti di media con 10.9 punti di scarto a gara, trascinata principalmente da un Mike James semplicemente fuori categoria nel torneo.

Assist magico di James per Della Valle

Ma come ha fatto??? 😱😱😱

Mike James, assist da favola dietro la schiena a tagliare il campo per Della Valle 👏💥

Pubblicato da Eurosport su Domenica 17 marzo 2019

Spettacolo assicurato con il numero 2 in campo

Successivamente, le fatiche dell’aspra lotta per un piazzamento nei playoffs di Eurolega si sono fatte sentire, con l’aggravio dei problemi fisici di Nedovic e dell’infortunio che ha chiuso la stagione di Gudaitis; nonostante gli arrivi di Omic e Nunnally il team ha lasciato per strada la Coppa Italia, cui si presentava da favorita, non riuscendo infine ad ottenere un piazzamento fra le prime otto in Europa.
Resta ora il titolo di campioni d’Italia su cui puntare. Nonostante l’infortunio che ha colpito James alla penultima giornata della stagione regolare e il perdurare delle condizioni fisiche precarie di Nedovic, grazie ad una lunga serie di alternative in rosa il team meneghino rimane il più attrezzato per trionfare nello sprint conclusivo di un torneo che l’ha visto al comando dall’inizio. A meno di eventi eccezionali, per un’Armani Exchange che nel roster oltre agli istinti di James e la classe di Nedovic può vantare il talento di Nunnally, l’intelligenza cestistica di Micov, un supporting cast di livello assoluto con gente come Kuzminskas, Tarczewski, Jerrells e un pacchetto di italiani di prim’ordine, sembra difficile pensare ad una conclusione diversa dal trionfo finale.

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Quando l’Amore per l’Olimpia non è tutto… ❤️💍

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Pubblicato da Olimpia Milano su Domenica 25 novembre 2018

In stagione al Forum si è già assistito ad un emozionante happy ending

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